SULMONA - Era uscita un'ora prima dal lavoro, aveva lasciato la sua postazione del call center 3G dove lavorava da sei anni alle otto in punto di ieri sera. Aveva un appuntamento Marzia Di Carlo, 39 anni di Sulmona, un appuntamento con la morte. E' a pochi metri dall'ufficio, infatti, che il destino l'ha raggiunta: mentre attraversava le strisce pedonali per andare a prendere la sua auto parcheggiata nel piazzale di fronte. Travolta da un autobus della Satam, quello che copre la linea Sulmona-Bologna e che a quell'ora, dopo aver portato studenti e lavoratori a Sulmona, stava rientrando nel deposito situato nel nucleo industriale. Marzia Di Carlo era stata molto diligente, aveva percorso tutto il marciapiede e anziché "tagliare" dritto per il parcheggio del distributore Esso dove aveva lasciato la sua auto, aveva raggiunto una decina di metri più in là le strisce pedonali, per poi tornare indietro verso la sua meta. Convinta che quell'autobus, proveniente da Sulmona su via della Repubblica, avrebbe rallentato e si sarebbe fermato. La velocità del mezzo, tuttavia, doveva essere elevata: oltre venti metri di frenata non sono bastati per evitare l'impatto, nonostante la donna avesse attraversato quasi tutta la carreggiata, da sinistra a destra e nonostante proprio su quel punto ci fosse un lampione che illumina bene una zona della città, che per il resto, al contrario, è carente di illuminazione pubblica. Marzia Di Carlo è stata travolta nel mezzo delle strisce a pochi passi dal ciglio della strada. Colpita violentemente alla testa e catapultata per almeno sei metri. Il vetro infranto e la distanza dal luogo dell'impatto, fanno intuire che si è trattato di un scontro violentissimo. Uno scontro che ha destato le colleghe della donna che erano rimaste fino a fine turno. «Abbiamo sentito un urlo e un tonfo sordo», raccontano in lacrime. Poi l'autoambulanza, le sirene dei carabinieri: ma per la donna non c'era più nulla da fare. Morta sul colpo. Separata e senza figli, Marzia Di Carlo era molto nota in città: una vita difficile in alcuni periodi, fatta di alti e bassi. Qualche problema con la droga nel suo passato, ma poi un nuovo corso di vita, grazie anche a quel lavoro a tempo indeterminato al call center, dove era molto apprezzata e professionalmente impeccabile. Sul posto sono arrivati subito i suoi amici, i parenti e il padre a cui è toccato il difficile compito del riconoscimento del corpo. L'azienda, ovviamente, si è fermata: tutte le dipendenti sono state rimandate a casa, anche se in molte sono rimaste davanti ai cancelli, attonite a guardare quel corpo steso lungo via della Repubblica. L'autista dell'autobus è stato quindi portato nella caserma dei carabinieri per l'interrogatorio: ai militari e al giudice, che oggi probabilmente disporrà l'autopsia, dovrà spiegare come è potuto accadere.