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Data: 24/10/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Di Stefano del Pd salva Cordoma. Opposizione in fuga ma il consigliere resta e sventa la caduta del sindaco. Il partito pronto a cacciarlo

Tre ribelli del Pdl disertano maggioranza appesa a un filo

MONTESILVANO. Scaricata da cinque consiglieri di maggioranza, ieri, l'amministrazione Cordoma è stata salvata da Gabriele Di Stefano del Pd. Seduto al suo posto durante la fuga dell'opposizione, Di Stefano ha sventato la caduta del sindaco.
Il sindaco Pasquale Cordoma, tornato ieri in consiglio dopo il ritiro delle dimissioni, ha capito di guidare una maggioranza con i voti contati: 13 fedelissimi. Paolo Cilli, Adriano Tocco e Stefania Di Nicola, i ribelli del Pdl che hanno fondato il gruppo Montesilvano per la libertà in contrasto con il sindaco, non si sono presentati per votare il bilancio; Oscaro Biferi dell'Udc e Giancarlo Cipolletti di Rialzati Abruzzo si sono schierati per il no; Vittorio Catone, presidente del consiglio nipote di Giampiero Catone, coordinatore abruzzese di Futuro e libertà, si è astenuto. Il bilancio, bocciato il 28 settembre, è passato con il sì di Cordoma e dei 13 fedelissimi: 14 a 10.
Ma il voto è stato possibile per merito o per colpa di Gabriele Di Stefano del Pd, a seconda della maggioranza o dell'opposizione: quando la minoranza, con Biferi e Cipolletti, ha lasciato l'aula per far cadere il numero legale, Di Stefano non si è mosso. Se avesse lasciato il posto, i consiglieri in aula sarebbero scesi a 15: il consiglio sarebbe stato sciolto prima del voto obbligatorio sul bilancio e l'amministrazione Cordoma finita senza appello. Invece, è arrivato il colpo di scena.
Cordoma, due volte al capolinea in 26 giorni, è stato salvato da Di Stefano: il consigliere del Pd è stato applaudito dalla maggioranza. «Di Stefano ha dimostrato coraggio. La città saprà ripagarlo», ha detto Luigi Marchegiani, capogruppo Pdl. Di Stefano è finito nel mirino dell'opposizione: «È l'ennesimo uomo del centrosinistra pronto a salvare Cordoma», ha affermato Cristian Odoardi di Rifondazione comunista. «Questo è un teatro di giravolte», è sbottato Gianni Bratti del Pd, «se non si rispettano i ruoli c'è qualcosa dietro». All'attacco anche Cipolletti: «Ma che interessi ha un consigliere di minoranza che salva la maggioranza?». «Basta con gli attacchi personali», ha risposto Di Stefano, «è vero che ho dei terreni in collina ma non c'entra con il mio voto, li ho comprati 22 anni fa. La stessa opposizione che mi accusa mi ha lasciato solo a condurre le battaglie».
Il Pd è pronto a sospendere Di Stefano dal gruppo: «Vogliamo mandare a casa Cordoma e Di Stefano ha danneggiato l'opposizione», ha spiegato il segretario cittadino Luigi Beccia, «ma il suo grave comportamento non nasconde che la maggioranza si è sciolta ancora come neve al sole». Ieri, in piazza Diaz i Giovani democratici con manifesti a lutto per protestare contro il ritorno di Cordoma.
Dopo il consiglio, lite tra Francesco Maragno, ex maggioranza passato all'opposizione, e Marchegiani: «Sei stato in tutti i partiti, sempre al comando», ha detto Maragno, genero di un costruttore. «Brucia il taglio delle cubature?», ha risposto Marchegiani. Leo Brocchi, in aula con l'iPad per leggere un elenco di reati, ha denunciato che «i conti del Comune sono truccati». «Il bilancio ha tutti i crismi di legittimità e legalità ed è stato condiviso con la prefettura di Pescara», ha risposto l'assessore alle Finanze Emidio Di Felice.

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