MONTESILVANO - Con soli 4 voti di scarto l'amministrazione-Cordoma è riuscita ieri ad approvare in consiglio la riproposizione della delibera sugli equilibri di bilancio. La stessa che il 28 settembre l'aveva mandata a picco, provocando le dimissioni del sindaco. Al termine di una seduta rissosa e piena di livore (non sono mancati apprezzamenti sul piano personale fra alcuni consiglieri), la maggioranza ha votato favorevolmente con 14 voti, l'opposizione ne ha messi insieme 10, mentre il presidente del consiglio Vittorio Catone, per coerenza con la scelta fatta il 28 settembre, si è di nuovo astenuto. Da segnalare che nei 14 voti della maggioranza c'era anche quello del Pd Gabriele Di Stefano, che pochi minuti prima, alla richiesta fatta da Odoardi di verifica del numero legale, è rimasto in aula insieme alla maggioranza, assicurando così il quorum necessario per continuare i lavori. «Il mio è un voto secondo coscienza e non per scelta politica» ha commentato, ritenendo così opportuno schierarsi dalla parte del sindaco. Da segnalare poi l'assenza dei tre consiglieri dissidenti (che hanno dato vita al gruppo "Montesilvano per la libertà" pur restando nelle file del Pdl). Certamente avrebbero votato contro la delibera, per cui Cordoma si ritroverà al prossimo consiglio a dover elemosinare voti a destra e a manca non potendo contare su una maggioranza piena. E questa precarietà preoccupa tutti gli addetti ai lavori. Brocchi: «Questa delibera è frutto di trucchi contabili, per cui non va votata». Odoardi: «Se Di Stefano non avesse offerto la stampella alla maggioranza a quest'ora saremmo tutti a casa». E Luigi Beccia segretario cittadino del Pd annuncia gravi provvedimenti per Gabriele Di Stefano e per la sua scelta di appoggiare il Pdl in un momento così delicato. Un comportamento lesivo per l'immagine del Pd.