Da Roma a Pescara. Da Regina Coeli al San Donato. Giuseppe Spadaccini è stato trasferito nel carcere pescarese e domattina è atteso all'interrogatorio di garanzia. Il Gip Guido Campli lo ha convocato per le 9,30 e ha già pronta una valanga di domande cui Spadaccini dovrà decidere se rispondere o meno. Nel frattempo il suo legale, l'avvocato Sabatino Ciprietti, ha già depositato il ricorso al Tribunale del Riesame invocando la scarcerazione dell'assistito e il dissequestro dei beni patrimoniali per milioni. Ancora da fissare invece, ma dovrebbero essere decisi entro la settimana prossima, gli interrogatori degli altri coinvolti.
Inchiesta grossa, questa dell'operazione Flying Money, letteralmente "soldi volanti" ovvero soldi che prendevano il volo sugli aerei (e per gli aerei) di Spadaccini. C'era lui, c'era l'ingegnere con la passione del volo dietro alla costellazione di società esterovestite ma in realtà con base e "cervello" a Pescara, create apposta per favorire e mascherare operazioni finanziarie finalizzate alla frode fiscale. Lo sostiene la guardia di finanza, che da anni indaga in sinergia con l'Interpol e con la polizia portoghese per la ricostruzione del fitto reticolo di compagnie e società che farebbero capo all'ingegnere pescarese. Due su tutte, le portoghesi Petillant e Bytols. Un groviglio nel quale solo Spadaccini, considerato la mente di questa organizzazione malavitosa, sapeva orientarsi e districarsi.
Flying Money, dice la Finanza, convinta che con questo sistema di soldi se ne facessero volare davvero tanti tra l'Italia e l'isola portoghese di Madeira: è di 90 milioni l'evasione fiscale contestata agli arrestati - cinque in carcere, tra cui Spadaccini - e otto ai domiciliari. Ventiquattro in tutto gli indagati.
Come si legge nell'ordinanza del Gip Campli, il vorticoso fiume di denaro veniva fatto scorrere con l'obiettivo di sottrarre al fisco i ricavi delle società riuscendo così a creare e a nascondere fondi all'estero, lasciando gli alti costi sul groppone delle società con sede in Italia. Ma l'aspetto forse più sorprendente e inquietante di questa colossale - ma beninteso ancora presunta - evasione è che le prime indagini della finanza su questo fronte risalgono ad almeno quattro anni fa e già nel 2008 la vicenda era stata rivelata nei suoi contorni e con tanto di dettagli ben definiti. Nonostante le rivelazioni dalle intercettazioni, i blitz e i sequestri tra l'Italia e Madeira, Spadaccini ha continuato a dirigere l'organizzazione come se nulla fosse, vale a dire con l'arroganza di chi si sentiva più furbo o superiore, di chi forse sperava o credeva di avere appoggi politici e non solo abbastanza forti per uscirne bene. Dirigeva le sue compagnie e non rinunciava alla bella vita, Peppe Spadaccini, chiamato domani a rispondere anche di questo: della passione per gli aerei ma anche per le auto, degli appartamenti affitati - come quello a Roma per decine di migliaia di euro - o delle abitazioni acquistate a suon di milioni a New York (2,9 milioni) e a Miami (un milione e 800mila euro); senza dimenticare lo yacht ancorato a Fiumicino, Voglia di Shark, barca di 21 metri che all'occorrenza era pronto a mettere a disposizione dell'amico politico di turno, come dimostrano intercettazioni telefoniche con Sabatino Aracu che gli chiedeva di utilizzarla.