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Pescara, 18/04/2026
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26/10/2010
Il Centro
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«Marchionne, hai ferito il tuo Abruzzo» Le reazioni di politici, sindacati e Confindustria: qui c'è l'eccellenza del gruppo Fiat |
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Duri i commenti di Fiom, Idv e Prc «La Sevel è una fabbrica modello che ha preso e distribuito tanto» PESCARA. L'Abruzzo dei sindacati, ma anche delle istituzioni e degli industriali, reagisce alle parole di Marchionne sulla Fiat. L'amministratore delegato del gruppo aveva parlato dell'Italia come di una zavorra ai piedi della Fiat che non ha ricavi dagli stabilimenti del nostro Paese. In Abruzzo queste parole sembrano ferire di più perché sono state dette da un abruzzese (Marchionne è nato a Chieti e la famiglia è originaria di Cugnoli) che ha fatto strada nel mondo. «Mi pare che siano frutto di un'iperbole retorica, pur se non disconosco un problema di produttività nel nostro Paese», è il primo commento del presidente della Provincia di Chieti Enrico Di Giuseppantonio, che è anche responsabile dell'Unione delle Province (Upi) per lo sviluppo economico. Si stenta a trovare un nesso tra le parole dell'ad Fiat e gli stabilimenti del gruppo in Abruzzo. In particolare con Sevel, la fabbrica del furgone Ducato, la più grande d'Abruzzo con 6mila lavoratori. «La Sevel è un pezzo importante dell'industria italiana, da sempre considerata un'iniziativa di successo in Europa nel settore light wagon. Sergio Marchionne si riferiva a un'insufficiente competitività di tutto il sistema industriale e non solo del sistema automotive», riflette il presidente dell'Associazione degli Industriali della Provincia di Chieti Paolo Primavera: «Oggi Sevel opera in un sistema molto più competitivo e come stabilimento dovrà fare ulteriori sforzi per mantenere alti i livelli di competitività». Alla domanda se pensa che Marchionne voglia andar via dall'Italia, Primavera risponde: «No, e la risposta è intrinseca nei contenuti del progetto Fabbrica Italia. Tuttavia ciò sarà possibile solo a fronte del recupero di produttività e redditività necessarie a sostenere l'impresa e che deve coinvolgere l'intero sistema produttivo italiano». «La Sevel è l'insediamento industriale che negli ultimi decenni, direttamente e/o indirettamente, ha ricevuto in Abruzzo la maggiore quantità di sostegno pubblico e comunque una quantità di agevolazioni mai riservata a nessun altro operatore economico regionale», fa notare Carlo Costantini, capogruppo Idv alla Regione: «Le dichiarazioni di Marchionne offendono, per la parte relativa alla Sevel, una intera regione». «Arraffare tutto il possibile e poi scappare ci sembra essere la linea di politica industriale di Marchionne», è il duro attacco di Marco Fars, segretario regionale di Rifondazione Comunista, «l'unica competitività che pare interessare a Marchionne è quella sui salari al ribasso, invece di occuparsi in Italia di ricerca, sviluppo e innovazione di prodotto». «Comprendo Marchionne quando sostiene che all'estero viene registrato meno assenteismo e che con la crisi in atto tutti devono concorrere a risollevare le sorti economico-produttive, ma non mi risulta che Fiat non abbia guadagni da Sevel», sostiene il sindaco di Atessa Nicola Cicchitti. Stupore, indignazione e rabbia vengono espressi dai sindacalisti. «Marchionne deve smetterla di umiliare i lavoratori e il sindacato, la Sevel ha macinato utili che hanno fatto la fortuna del gruppo in tempi di crisi», attacca Nicola Manzi, segretario Uilm di Chieti. «I conti di Marchionne non tornano proprio: perché Fiat scarica sullo Stato i costi della cassa integrazione di 70mila addetti, perché non paga loro il premio di risultato risparmiando 42milioni di euro, perché la Sevel è lo stabilimento più produttivo e oggi produce gli stessi furgoni di prima ma con 1400 operai in meno», è l'affondo di Marco Di Rocco, segretario Fiom di Chieti. «Fino a prima della crisi, Sevel ha sempre ripianato i debiti della Fiat, credo quindi che Marchionne abbia fatto di tutt'erba un fascio», riflette Domenico Bologna, segretario chietino delle tute blu della Cisl. «Da che pulpito viene la predica?», domanda Remo Casalanguida, segretario della Failms-Cisal di Chieti, «Da un Marchionne che prende 8 milioni di stipendio l'anno? t». «Tutti sappiamo leggere i bilanci e fino al 2008 la Sevel ha i conti a posto», conclude Roberto Salvatore, segretario Fismic. E la Rsu Fiom Cgil Sevel dopo la disdetta Fiat, con decorrenza 31 gennaio 2011, per lo stabilimento Sata di Melfi (Potenza) degli accordi sulla metrica del lavoro, dice di essere certa che il prossimo stabilimento dove sarà esportato il metodo Pomigliano sarà proprio quello del furgone Ducato.
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