ROMA Come per la riforma dei contratti, come per Termini Imerese, come per Pomigliano. Cisl (ma anche Uil) da una parte e Cgil dall'altra. Altro che unità sindacale. I sindacati viaggiano su binari diversi. L'ultima "provocazione" di Sergio Marchionne conferma ancora una volta che Raffaele Bonanni e Guglielmo Epifani hanno prospettive non esattamente unitarie, non soltanto sul caso Fiat, ma sul ruolo del sindacato in generale. Scherza il leader della Cgil incontrando il collega della Cisl, prima di entrare nella sala registrazione di "Porta a porta": «Siamo qui senza uova...». Ricordando gli assalti dei giorni scorsi alle sedi della confederazione di via Po. Dice Bonanni: «Se maggioranza e opposizione hanno risposto così alle dichiarazioni di Marchionne, significa che l'amministratore delegato di Fiat ha colto nel segno». «Nel 2004 - aggiunge - l'azienda era morta. Negli ultimi tre anni i dati di vendita sono migliorati. Chiunque sa che chi investe corre rischi e Marchionne ha posto il problema di voler investire. Le campane in Italia avrebbero dovuto suonare e invece si è suonato a morto». Cioè l'accordo di Pomigliano va bene e vanno bene tutti quelli che verranno purché l'azienda investa. Una, cento, mille Pomigliano. «Il problema - replica Epifani - è che i prodotti trovano difficoltà sul mercato, non che non si lavora, se no si scambia la causa con l'effetto». Il leader della Cgil precisa che «a dire che non si fa utile negli stabilimenti italiani non dici molto, se non ricordi che 20.000 lavoratori sono in cig. Non possiamo fare finta di pensare che da un turno dipenda se Fiat va avanti o no sul mercato». Quei turni che, in parte, sono stati la causa della rottura con la Fiom a Pomigliano. «Si sta sostenendo tutto questo Ambaradan - sottolinea Bonanni - per 10 minuti in meno di pausa, tra l'altro retribuiti. Iniziamo a lavorare, a testare quello che succede e cominciamo a gestire l'accordo perché la paura più grande da avere è che Fiat chiuda lo stabilimento e l'azienda non investa». Cioè che se ne vada dall'Italia. Avverte, il leader della Uil, Luigi Angeletti a "Sky Tg 24": «Per noi sarebbe un danno e per l'azienda sarebbe una disfatta».