PESCARA - E adesso dovrà rispondere il ministro dell'Interno Roberto Maroni, dovrà spiegare come è possibile che una giunta regionale resti per tre mesi senza assessore alla Protezione civile, non in una regione qualsiasi ma nell'Abruzzo devastato dal terremoto; e come mai l'assessore regionale alla Sanità arrestato per lo scandalo rifiuti non si dimette quando gli altri, tutti gli altri prima di lui lo hanno fatto; e se è tollerabile che il presidente della Regione affidi al suo collega di studio e quindi a se stesso consulenze pagate con i soldi della Regione. Chiede il «ripristino della legalità» il Pd con una interrogazione urgente al ministro Maroni firmata dal senatore Giovanni Legnini, sottolinea l'emergenza Abruzzo, l'esigenza di scrollarsi di dosso l'assuefazione: «Ci stiamo abituando a troppe cose», dice il senatore. Sì, a troppe.
Ma non bastano le mancate dimissioni e i seggi vacanti, nè la consulenza al socio di studio Carmine Tancredi confessata al termine di un pressing mediatico e politico lungo due mesi. C'è di più per il presidente Chiodi, anche se schermato da un sembrerebbe: «Non vogliamo fare pettegolezzi, ma sembra che lo stesso studio Chiodi-Tancredi sia titolare di incarichi professionali da parte di società pubbliche e private che intrattengono rapporti societari e contrattuali con la Regione con conseguenti evidenti profili di conflitto di interessi e di potenziale illegittimità di varia natura», spiega il segretario del Pd Silvio Paolucci. Arroganza, è la parola che risuona più volte nella conferenza stampa organizzata dal Pd ieri mattina a Pescara, «disprezzo delle istituzioni», per questo ora bussano a Maroni, perchè sia lui a chiarire se è vero che «una serie di società che lavorano per le Asl su incarico del ministero nelle varie regioni», abbiano affidato consulenze a Tancredi, socio di Chiodi e cugino di Paolo, il senatore Pdl. «Una di queste potrebbe essere la Kpmg, ma il condizionale è d'obbligo», aggiunge Legnini. E d'altronde, spiega il capogruppo regionale Camillo D'Alessandro che a Chiodi ha fatto dieci domande rimaste senza risposta, la prima consulenza di 12 mila euro confessata dal governatore, «avrebbe dovuto garantire un incarico annuale, e invece si è risolta in 20 prestazioni: in pratica, ogni volta che Tancredi si è recato in un luogo di lavoro ha preso 730 euro, che è lo stipendio mensile di un precario». Ma il Pd vuole sapere anche se è l'amicizia il criterio con cui Chiodi ha scelto i suoi assessori, prima fra tutti Federica Carpineta, «lui proprio lui che ha annunciato la rivoluzione meritocratica».
Dubbi, sospetti, chiacchiere sulle quali sarebbe opportuno fare chiarezza. Che finiscono tutti nell'interrogazione a Maroni. Due pagine fitte con dentro la storia dell'Abruzzo degli ultimi due anni raccontata attraverso le vicende regionali. Sembra la storia di regioni lontane e compromesse: è l'effetto dell'assuefazione, eppure è la storia dell'Abruzzo. «Dal 2008 i vertici della Regione e di diversi enti locali sono stati investiti da idagini penali. Tutti i soggetti coinvolti appartenenti alle passate giunte regionali si sono tempestivamente fatti da parte benchè neanche rinviati a giudizio - scrive Legnini - favorendo il rinnovo per via elettorale degli organi di governo». A distanza di poco più di 18 mesi la storia si ripete: Chiodi, «piuttosto che sostituire i due assessori, ha ipotizzato la possibilità di tenere le riunioni di giunta in videoconferenza». Dove si è mai visto? Si è visto qui, in Abruzzo.