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Data: 27/10/2010
Testata giornalistica: Italia Oggi
Trasporti Parma, mancano 7,6 mln Azienda Tep, mistero sulla destinazione del denaro

Il nuovo scandalo rischia di travolgere la giunta Vignali e spinge il centrodestra alla resa dei conti

A Parma stanno ancora raccogliendo i cocci dello scandalo Parmalat, ma un altro terremoto sta scuotendo la città. All'appello dell'azienda municipale di trasporto, Tep, mancano 7,6 milioni di euro. Un bel gruzzolo in tempi di crisi della finanza pubblica. Tutto questo denaro è stato messo su un conto presso una piccola banca milanese, Mb, creata da Fabio Arpe e da Giovanni Burani, il figlio di Mariella, arrestato qualche mese fa dalla guardia di finanza di Reggio Emilia che ne era il vice-presidente, nel 2008. Tanto piccola ma anche tanto spregiudicata da finire quasi subito nel mirino di Banca d'Italia.Si è così aperto il coperchio su una strana faccenda che rischia di travolgere la giunta comunale guidata da Pietro Vignali, giovane rampante del centrodestra ed ex-delfino di Elvio Ubaldi, lo storico sindaco che nel 1998 riuscì a scalzare la sinistra al governo locale dal dopoguerra, infliggendole una sonora sconfitta (57% dei voti con una lista Forza Italia- CCD, senza Alleanza Nazionale e Lega Nord) da cui non ha più saputo risollevarsi. Così quando Ubaldi per la regola dei due mandati, se n'è dovuto andare, ha passato il testimone a Vignali, ora costretto ad affrontare questo «affaire», con magistratura e guardia di finanza che hanno incominciato ad indagare.Il caso sta facendo incrinare definitivamente l'idillio tra Vignali e Ubaldi (quest'ultimo si è avvicinato a Bruno Tabacci) tanto che l'ex-sindaco parla di un «comitato d'affari», di «zone d'ombra» e di «una vicenda che ha aspetti inquietanti e che rischia di ipotecare negativamente il futuro della nostra città».Si andrà a una resa dei conti nel centrodestra? All'interno del Pdl c'è fibrillazione anche perché si teme che Fli possa approfittarne (le elezioni comunali si terranno nel 2012). Inoltre la Lega Nord, che non è in giunta, fa la voce grossa: «C'è poca trasparenza nell'amministrazione comunale di Parma, soprattutto nella gestione delle partecipate» dicono il segretario del Carroccio dell'Emilia, Angelo Alessandri, il senatore Giovanni Torri e il deputato Fabio Rainieri, «Inoltre una società come la Tep, che ha un parco veicoli con un significativo numero di mezzi obsoleti e criticità in alcuni servizi essenziali, quali per esempio il trasporto scolastico, non può e non deve tesorizzare milioni di euro pubblici, ma li deve investire in mezzi e servizi a vantaggio dei cittadini-utenti». Le nomine nelle aziende municipalizzate (Tep è posseduta al 50% dal Comune e al 50% dalla Provincia) sono politiche: com'è potuto accadere questo pasticcio senza che la politica locale se ne accorgesse, né il sindaco di centrodestra Vignali né il presidente di centrosinistra della Provincia, Vincenzo Bernazzoli? Si tratta di questo: il presidente di Tep, Tiziano Mauro, decide che dal bilancio dell'azienda pubblica è possibile accantonare 8.5 milioni di euro e farli fruttare su un conto corrente. Di quale banca? Banca Mb, di cui è socio (ed è stato membro del consiglio d'amministrazione) Andrea Costa, ex-presidente di Tep e attuale presidente di Stt, holding del comune per gli investimenti pubblici, in pratica la longa manus del sindaco. Due mesi dopo il deposito, banca Mb è messa in amministrazione straordinaria da Banca d'Italia (con susseguente decreto del ministro Giulio Tremonti) per: «carenze nell'organizzazione e nei controlli interni con particolare riferimento ai rischi di credito e liquidità da parte dei componenti ed ex-componenti il consiglio d'amministrazione, del direttore generale, di componenti ed ex-componenti il collegio sindacale», nonché per «violazione della normativa in materia di concentrazione dei rischi» e per «posizioni ed andamento anomalo e previsioni di perdite non segnalate». In più ci sono 40 milioni di euro sospetti di provenienza sammarinese scovati tra i suoi conti.In queste condizioni, Mb ha restituito quasi un milione di euro ma la richiesta di Tep di riavere tutto il gruzzolo è caduta nel vuoto, 7, 6 milioni la banca, almeno per ora, non li ha. Il ministro Tremonti non ha storto il naso solo su banca Mb. Le sue attenzioni si stanno concentrando pure su Parma, benché sia una città politicamente amica. Vuole capire se ci sono buchi nella rete da lui costruita contro i deficit locali. Il Comune della città emiliana ha, infatti, trasferito a Stt il proprio patrimonio e l'azienda pubblica, forte del patrimonio, contratta crediti con le banche. Questi crediti potrebbero però alla fine trasformarsi in debito pubblico sommerso.Sindaco e presidente della Provincia sono alleati in questa vicenda: hanno ottenuto le dimissioni del presidente di Tep, Tiziano Mauro, mentre a Stt il presidente che era anche direttore Andrea Costa, ha lasciato solo quest'ultimo incarico.Il Comune ha redatto una nota ufficiale: «Stt è sotto un attacco politico che ha come bersaglio principale il suo presidente, ma come unico scopo reale di impedire la realizzazione delle opere pubbliche e di danneggiare l'Amministrazione e la città».Il Pd è in imbarazzo perché da un lato attacca la maggioranza comunale di centro-destra (l'Unità locale ha intitolato: «l'inchiesta che fa tremare la città») ma dall'altra il «suo» presidente della Provincia dice: «No a polveroni che possono danneggiare l'azienda Tep».Infine, l'ombra dello scandalo Parmalat sembra allungarsi su Tep-Stt-Mb per via della società di revisione Deloitte, che firmava i bilanci di Calisto Tanzi e ha firmato senza rilievi il bilancio Tep col deposito di 8,5 milioni alla banca Mb. Salvo poi, in un documento interno riservato, definire l'operazione «ad alto rischio». E che fosse rischioso mettere i soldi in Mb, Deloitte lo sapeva bene: firmava anche i bilanci della banca d'affari.

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