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Data: 27/10/2010
Testata giornalistica: Il Tempo - Edizione Abruzzo
«La Sevel non deve temere il futuro» L'assessore regionale Castiglione sulle parole in tv del manager abruzzese Marchionne Ma la Fiom-Cgil accusa il Lingotto di «voler pomiglianizzare Atessa»

CHIETI Il Marchionne-pensiero divide e preoccupa ma trova una consistente fascia di sostenitori (un sondaggio nazionale pubblicato ieri da Sky parla di un 74% di giudizi favorevoli). Sono state proprio le parole dure e chiare dell'abruzzese di Chieti sul futuro economico della Fiat e sulla scarsa competitività del Bel Paese, pronunciate durante la partecipazione Tv a «Che tempo che fa», a chiamare alle proprie responsabilità il sistema-Paese. E nella sua terra d'origine, che ospita la punta di diamante della rete produttiva del gruppo industriale, il sito Sevel di Atessa, le reazioni non potevano certo mancare. I sindacati, negli ultimi mesi su posizioni molto diversificate, anche in questo caso hanno assunto atteggiamenti poco omogenei. Sull'Italia ritenuta dal 58enne amministratore delegato della Fiat una zavorra improduttiva, il segretario provinciale della Fiom, Di Rocco, afferma che «se Marchionne pensa di inglobare nelle sue considerazioni anche la Sevel, sappia che qui si lavora a pieno ritmo, persino con gli straordinari. Da un anno la Sevel produce 200 mila furgoni con 1.400 lavoratori in meno rispetto al 2009. In due anni la Sevel ha collezionato 30 settimane di cassa integrazione, a un certo punto finanziata anche dallo Stato per mancanza di fondi; cosa crede Marchionne che non sono stati guadagni quelli per la Fiat, che ha potuto risparmiare anche sugli stipendi? Sulla produzione svolta in Val di Sangro certamente Marchionne non può dire che il gruppo Fiat non produca utili. Prima della crisi la produzione era di 250 mila furgoni con gli operai interinali e con contratto determinato, poi licenziati». Per Domenico Bologna, segretario chietino della Cisl, «prima della crisi Sevel è stata il salvagente dei debiti della Fiat, credo quindi che Marchionne faccia di tutt'erba un fascio». «Marchionne deve smetterla di umiliare i lavoratori e il sindacato, la Sevel ha macinato utili che hanno fatto la fortuna del gruppo in tempi di crisi» sostiene Nicola Manzi della Uilm teatina. Un passaggio di chiarezza lo offre l'assessore regionale alle Attività Produttive e vicepresidente della giunta regionale, Alfredo Castiglione, secondo il quale «Marchionne intendeva, sostenendo che l'Italia non produce nemmeno un euro dei due miliardi di utile dell'azienda, fare riferimento al mercato e non alla produzione. Personalmente penso di poter rassicurare i 6.500 addetti in Val di Sangro e quanti lavorano attualmente nelle aziende nate nell'indotto. Dico questo perché il progetto "Fabbrica Italia" prevede chiaramente, e Marchionne lo ha confermato a fine agosto a Rimini, un raddoppio della produzione di furgoni (dai 120.000 iniziali a 240.000 ndr) entro la fine del 2014. Non dimentichiamo che in Val di Sangro si producono veicoli industriali leggeri anche per Peugeot e che Atessa è a tutti gli effetti il sito più importante a livello europeo. Noi ci contiamo molto e non per niente il Polo automotive di ricerca e innovazione sta muovendo i suoi passi in Abruzzo proprio sulla base delle prospettive tracciate dall'amministratore delegato». Per il presidente di Confindustria Chieti, Paolo Primavera, «la Sevel è un pezzo importante dell'industria italiana, da sempre considerata un'iniziativa di successo in Europa nel settore light wagon. Nell'intervista Sergio Marchionne si riferiva a un'insufficiente competitività di tutto il sistema industriale italiano e non solo del sistema automotive».

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