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Pescara, 18/04/2026
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Data: 27/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
I consiglieri si ribellano: «Via Castiglione» Rimpasto entro la settimana, esplode il caso Venturoni. C'è chi preme per la sostituzione

PESCARA - E adesso che è tornato gli vogliono fare la festa. Non solo Lorenzo Sospiri che l'ha scritto in una lettera a Gianni Chiodi, mica il Pdl è un albergo a ore e basta con i comitati di bentornato, ma anche tutti gli ex An e un altro bel po' di consiglieri regionali. Il mugugno contro Alfredo Castiglione raggiunge livelli di guardia, la sua piroetta dal Pdl a Fli e poi di nuovo nel Pdl rischia di costargli cara. I pidiellini di provata fede esigono che Gianni Chiodi gli tagli almeno la vicepresidenza, anche se i patti sottoscritti a Roma prevedono che al fedifrago pentito vengano mantenute tutte le guarantigie, ad eccezione del vice coordinamento del Pdl. Cercano vendetta gli ex An, l'unico invitato alla festa organizzata da Chiodi e Piccone per Castiglione è stato Fabrizio Di Stefano che però ha preferito un altro impegno. Nessun invito per i coordinatori pescaresi del Pdl Andrea Pastore e Lorenzo Sospiri, una scortesia che ha fatto pensare che il traghettamento dell'assessore regionale da Fli al Pdl sia stato fatto sotto il cappello degli ex azzurri, Gianni Chiodi e Piccone in primis. Anche perchè la stagione dei congressi ha subito una forte accelerata: entro la fine dell'anno ci saranno i congressi regionali e provinciali che dovranno eleggere i nuovi coordinatori, e per mantenere le posizioni c'è bisogno di nuovi e potenti alleati.
Il giorno dopo il ritorno a casa, condito da dichiarazioni di altisonante fedeltà e da insulti all'ex alleato Gianfranco Fini, Castiglione torna in una squadra che non ce lo vuole più. Il Pdl preme per il rimpasto e per un regolamento dei conti. Subito, è questione di giorni, entro la fine della settimana il governatore dovrà mettere mano alla giunta e riordinare le caselle. Quelle che mancano, innanzitutto. Il primo punto è la sostituzione di Daniela Stati, al suo posto entrerà un aquilano e in rampa di lancio c'è Luca Ricciuti, con Gianfranco Giuliante pronto a sguainare la spada. Poi c'è il caso Venturoni, perchè se fino a qualche giorno fa il partito si era diligentemente allineato al governatore per aspettare il rientro in giunta dell'assessore confinato a Teramo con l'obbligo di dimora, ora soltanto l'idea che il confino possa protrarsi molto a lungo induce il Pdl a fare pressing su Chiodi per una sua sostituzione. Gli argomenti sono validissimi: il centrodestra rischia di rimetterci la faccia e la Sanità non può essere lasciata senza guida nella Regione in preda al dissesto finanziario. Ma c'è anche una terza pedina da spostare ed è Federica Carpineta, assessore esterno nominata da Gianni Chiodi, sulla cui sostituzione spinge la frangia teatina. In programma anche il rimescolamento di almeno quattro deleghe. Ed è qui che il partito tenta di mettere a segno il regolamento dei conti vero e proprio: Castiglione deve scontare la pena, dicono i più arrabbiati, che va da un minimo a un massimo. Il minimo prevede il taglio della vice presidenza e il massimo anche l'assegnazione di una delega più leggera, meno importante. L'argomento che viene usato è di tutto rispetto: «Berardo Rabuffo è passato con i Finiani solo grazie a Castiglione, e quindi Castiglione ci ha procurato un danno gravissimo». E il danno si paga. In che modo? Se Fli dovesse aumentare il numero dei consiglieri e passare da 2 a 4, avrebbe diritto a richiedere un assessorato: «A quel punto a passare il testimone dovrebbe essere proprio lui, Castiglione», che rimarrebbe così a mani vuote. Chissà se Chiodi riuscirà a tenere testa a chi invoca vendetta. Intanto Castiglione che sul suo sito accoglie i visitatori con le note di Giorgio Gaber, libertà è partecipazione, la libertà non è neanche il volo di un moscone, e mentre scorrono le numerosissime foto di Gianfranco Fini, inciampa sulle "riflessioni": sezione in fase di aggiornamento recita il sito, c'è l'omino dei lavori in corso. Sta ancora riflettendo Castiglione, chissà che non faccia un altro salto della quaglia.

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