ROMA Daniele Capezzone, radicale non violento e portavoce del Pdl, esce dal portone della sede del partito a via dell'Umiltà, ieri sera, vero le diciannove. Fa qualche passo. Gli si avvicina un tizio, che indossa una tuta nera e si mette il cappuccio prima di colpire. Scarica addosso a Capezzone un uno-due: un pugno sul viso, un pugno sul petto. Il portavoce del Pdl cade a terra.
L'aggressore fugge, qualcuno lo vede scappare ma non fa in tempo a raggiungerlo. Tre turisti provano a bloccarlo ma non ce la fanno. Quello corre veloce. E resta per la strada, oltre a Capezzone e ad alcuni colleghi di partito fra cui Gregorio Fontana e il coordinatore azzurro Denis Verdini che subito lo soccorrono, la pessima scia di un'episodio di violenza intollerabile agli occhi di chiunque. Anche a quelli degli avversari politici del portavoce del Pdl. Uno dei primi, da sinistra, a fare arrivare la propria solidarietà a Capezzone è Nichi Vendola, «da non violento a non violento». Ma questo piccolo grande episodio di odio ideologico preoccupa tutti e giustamente. Perchè s'inserisce in una catena di violenza sindacal-politiche che stanno punteggiando il paesaggio italiano negli ultimi tempi.
Sul luogo dell'agguato, arrivano gli agenti di polizia. Le volanti girano alla ricerca dell'uomo in tuta nera. Non lo trovano. La Digos, visto che Capezzone è un politico, a sua volta prende in mano la vicenda. L'aggressore verrà prima o poi smascherato? L'aggredito intanto viene subito soccorso. Lo trasportano in ambulanza all'Ospedale Santo Spirito. Lo sottopongono a tutti gli accertamenti clinici del caso. Gli squilla il telefonino in continuazione, e lui: «Ora non posso parlare mi stanno facendo le radiografie». Ne avrà per qualche giorno. Parla per lui Fontana: «Si tratta di un fatto gravissimo, sintomo di un clima avvelenato e di tensione che condanniamo». E poi tutti gli altri. Chi come Cicchitto accusa lo «squadrismo di sinistra» per questa «vile aggressione». Chi, chiunque nella destra, se la prende con «il network dell'odio» che l'opposizione starebbe alimentando da tempo contro la maggioranza di governo. «Esprimo solidarietà a Daniele Capezzone per l'ignobile aggressione di cui è stato oggetto. Purtroppo, questo gesto è la conferma di un clima di violenza insopportabile nella politica italiana»: queste le parole di Paolo Bonaiuti, portavoce del premier. Il quale a sua volta telefona a Capezzone. E così i ministri e sottosegretari: Bondi, Fitto («Atto figlio dell'imbarbarimento della politica»), Gelmini, Brunetta, la Brambilla, la Santanchè e via dicendo. Gianfranco Rotondi: «Il Paese sta diventando un'arena. E chi come Capezzone va in tivvù a dire le proprie idee va protetto». Mentre Andrea Ronchi deplora questo clima avvelenato in cui «gli avversari sono visti come nemici da combattere». Piovono subito gli attestati di solidarietà del Campidoglio e della governatrice laziale Polverini: «Il responsabile di questa aggressione sia subito rintracciato e punito», dice la presidentessa della Regione.
In un momento così, destra e sinistra potrebbero unirsi nella condanna e invece: tutti condannano, ma ognuno a modo proprio e ovviamente litigando fra di loro. Dario Franceschini, che pure è fra i più lesti a esprimere solidarietà al collega e «dura condanna» del fatto a nome del gruppo del Pd di Montecitorio, osserva: «Inviterei anche gli esponenti di maggioranza che si sono subito affrettati a dire che la responsabilità è di uno squadrismo di sinistra e di un network dell'odio a riflettere prima di parlare». Pier Ferdinando Casini evita polemiche e osserva: «Esprimo a Capezzone la mia solidarietà, che si estende al partito di cui è portavoce. Quando la lotta politica degrada in violenza, vuol dire che il Paese è messo veramente male. C'è da essere preoccupati». Intanto, a ora di cena, Capezzone viene dimesso dall'ospedale. Ci vorranno dieci giorni per smaltire il duplice colpo. E' dolorante. Preoccupato «non tanto per me ma per l'atmosfera di demonizzazione e di scontro che si respira nel nostro Paese». Ormai, dicono i suoi colleghi, non c'è più soltanto Berlusconi nel mirino dei violenti ma il rischio di finire vittima di qualche gesto violento riguarda tutti. Capezzone oggi parlerà e racconterà di se stesso e del clima generale. Intanto, dall'ospedale ha al telefono una voce mogia: «Ho solo bisogno di riposare, adesso». Il contrattacco, solo di tipo verbale, ovviamente, arriverà nella giornata odierna. «Non voglio fare la vittima», dice nel frattempo ai colleghi: «Ma la deriva della violenza va condannata subito, sennò rischia di non fermarsi più». Per i finiani, parla Benedetto Della Vedova, anche lui di provenienza radicale come Capezzone: «Forza Daniele!», è il suo grido. E quello di tutti.