ROMA La "lista della spesa" supera già gli 8 miliardi, quella delle coperture finanziarie è ancora in via di definizione ma dovrà fare affidamento almeno in parte su voci una tantum come la vendita delle frequenze digitali. È questo lo stato dell'arte del decreto di fine anno, spesso chiamato anche "milleproroghe", che a causa delle nuove regole sulla sessione di bilancio (la vecchia Finanziaria è stata sostituita da una "legge di stabilità" sostanzialmente formale) rappresenta di fatto l'ultima occasione per finanziare misure e agevolazioni in scadenza ed eventualmente nuovi interventi di sostegno all'economia. Quest'anno insomma la scadenza è particolarmente delicata non solo dal punto di vista tecnico ma anche da quello politico. Per questo il ministro dell'Economia potrebbe scegliere di giocare d'anticipo, e varare il decreto già alla metà del prossimo mese senza attendere la fine di dicembre.
Tra le voci da finanziare alcune sono particolarmente pesanti. Si parte con le missioni internazionali di pace, che costano 1,5 miliardi l'anno (l'attuale prassi è di dividerle in due tranches semestrali da 750 milioni). Poi ci sono le detrazioni Irpef del 55 per cento finalizzate al risparmio energetico: scadono alla fine di quest'anno e il loro rinnovo vale almeno un miliardo. Sulla carta questa misura non è tra quelle indispensabili, ma c'è una forte pressione delle aziende del settore supportate da Confindustria. Vanno poi rifinanziati gli ammortizzatori sociali in deroga, per 900 milioni, e la detassazione dei contratti di produttività (800 milioni). Ci sono esigenze che si ripropongono ogni anno, come i circa 400 milioni necessari al cinque per mille Irpef a favore del volontariato o la proroga delle agevolazioni per gli autotrasportatori, ma anche nuove richieste come quella relativa all'università, il cui importo potrebbe avvicinarsi al miliardo. Vanno trovati gli 834 milioni necessari a garantire anche per il prossimo anno la copertura dell'abolizione del ticket sulla diagnostica e i circa 400 destinati ad impedire un mini-aumento contributivo su tutti i redditi che scatterebbe dal prossimo anno a seguito della mancata unificazione degli enti previdenziali. Il conto totale va oltre gli otto miliardi, anche se il ministero potrebbe decidere di fermarsi a sette.
Come trovare questi soldi? Una parte arriverà da una voce una tantum, i circa 3 miliardi che si potrebbero ricavare dall'asta delle frequenze della televisione digitale (risorse che però sulla carta erano destinate al settore delle telecomunicazioni). Per il resto l'intenzione è di lavorare ulteriormente sulle entrate, con nuove misure contro l'evasione, dopo il robusto pacchetto già incluso nella manovra estiva, o novità dal settore dei giochi. In caso di necessità, una mano potrebbe arrivare anche da ulteriori spostamenti dei fondi Fas.
Accanto alle difficoltà tecniche ci sono quelle politiche. Per molti ministri il decreto sarà l'ultima possibilità di ottenere nuovi fondi o quanto meno ammorbidire i tagli della manovra, visto che la legge di stabilità all'esame della Camera ha iniziato il suo percorso già blindata.