Trasporti. Atinom cesserà l'attività con l'anno, per Movibus verifiche a novembre
Dopo Sila, l'azienda fallita nelle scorse settimane, entro fine anno altri due operatori del trasporto pubblico locale potrebbero fare la stessa fine. Quella con il destino già segnato è Atinom, le cui quote all'80% sono possedute dalla provincia di Milano e da 39 comuni. «Si tratta di un'azienda - spiega l'assessore provinciale ai Trasporti Giovanni De Nicola - che ci ha presentato una situazione di difficoltà. Dal 31 dicembre non coprirà più le tratte in subappalto da Atm e che ormai, date le dimensioni ridotte, non ha più ragione di esistere: dipendenti e mezzi saranno assorbite da Cal» consorzio formato da 13 operatori, di cui faceva parte anche Sila. Diversa la situazione di Movibus, in cui l'azionista di maggioranza è un privato, la Stie, ma con partecipazioni di Atinom e Atm. «Movibus - dichiara l'assessore - in poco più di due anni ha presentato gravi problemi di malgestione, bruciando più di 3 milioni di euro. Quando si sono presentati in provincia dicendo che per loro il contratto di servizio era troppo oneroso e chiedendoci un ulteriore finanziamento non ce la siamo sentita di dire sì. Finora nessuna decisione è stata presa, ma se, come verosimile, a fine novembre Movibus disdetterà i contratti cercheremo un nuovo soggetto che possa assorbirne tratte, lavoratori e mezzi». Tuttavia, secondo Paolo Matteucci ex assessore provinciale ai Trasporti fino al 2009 «non c'erano elementi di debolezza finanziaria per Atinom e Movibus tali da far pensare alla loro chiusura». Ma con il nuovo anno le aziende costrette a chiudere i battenti potrebbero essere molte, quale effetto del taglio dei trasferimenti alle regioni e della conseguente cura dimagrante a cui sarà chiamato il settore. Dai 314 milioni di euro indicati a luglio come importo massimo (gomma e ferrovia), l'assessore regionale Raffaele Cattaneo ora è passato a ipotizzare una contrazione variabile tra i 150 e i 250 milioni da compensare con un incremento delle tariffe tra il 15 e il 35 per cento. Ma per le aziende del settore l'asticella va messa più in basso. «Stiamo facendo delle simulazioni - afferma Sandro Laudi, presidente di Anav Lombardia, l'associazione degli operatori privati - ipotizzando delle riduzioni di contributi tra i 100 e i 150 milioni. L'aumento delle tariffe, però, secondo noi non può andare oltre il 25% altrimenti la domanda calerà troppo». «Siamo in attesa delle verifiche che si stanno facendo a livello regionale - dichiara Gianni Scarfone, presidente Asstra Lombardia - ma si deve puntare al 5 per cento». In realtà sulla base dei dati presentati al tavolo regionale sul Tpl, per compensare un calo dei contributi di 150 milioni di euro alzare le tariffe del 50% non sarebbe sufficiente, dato che i proventi aggiuntivi sarebbero di 141 milioni. Da qui la necessità di tagliare i servizi fino al 15 per cento. Se non si trova una quadratura del cerchio, le conseguenze per il settore saranno devastanti. «Nell'ipotesi peggiore, quella con 300 milioni di tagli, i posti di lavoro in pericolo sarebbero 3mila» stima Roberto Benaglia, segretario regionale Cisl Lombardia con delega ai trasporti. Ma oltre al calo dei contributi regionali il settore potrebbe fare i conti con quelli degli enti locali: «Nel 2009 ci sono state risorse aggiuntive per il tpl - commenta Oriella Savoldi segretaria Cgil Lombardia - per 181 milioni di euro. A fronte dei tagli a cui dovranno fare fronte anche questi enti, non è detto che ci sarà disponibilità per il 2011». Per racimolare fondi, dal gruppo regionale del Pd arriva la proposta di convenzionare le stazioni ferroviarie con i comuni e altri portatori di interesse in modo da sottrarne al degrado buona parte. I pendolari, invece, lanciano l'accisa regionale sulla benzina (estendibile tramite decreto milleproroghe al gasolio). Il gettito annuale a fronte di un aggravio di 2,58 centesimi al litro potrebbe arrivare a 180 milioni di euro.