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Data: 28/10/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Mentana: sul post-terremoto Berlusconi troppo decisionista. Vivace incontro con gli studenti: comportamento del governo tra luci e ombre

L'AQUILA. «Nel post-sisma c'era bisogno di decisioni condivise e non di quel decisionismo operativo che ha provocato anche reazioni contrarie». Non voleva parlarne («Non posso dire a voi cos'è stato il terremoto» aveva detto ai giornalisti), ma alle domande degli studenti di Lettere, il neodirettore del Tg La7, Enrico Mentana, ha ceduto.
Senza risparmiare sferzate e plausi al governo, ha raccomandato: «Non sentitevi figli di un dio minore». Il fondatore ed ex direttore del Tg5 e da luglio direttore del Tg La7 ha trascorso ieri un'intera mattinata alla facoltà di Lettere e Filosofia, nella sede provvisoria di Bazzano, insieme all'amministratore delegato di Telecom Italia Media, Giovanni Stella. Ad accoglierli un'aula magna stracolma di studenti, docenti e curiosi assiepati sui banchi, nei corridoi, fuori le porte o seduti per terra. Durante l'incontro, organizzato dai docenti dell'Ateneo, Raffaele Morabito e Giuseppe Maria Della Fina, l'ex conduttore di "Matrix" ha attraversato, in più di tre ore, il mondo dell'informazione: dalla libertà di stampa ai nuovi media, dalle difficoltà che deve affrontare chi vuole diventare oggi giornalista all'etica professionale, senza nascondere le proprie posizioni e le esperienze personali.
Solo un argomento tabù: il terremoto. Assalito dai giornalisti all'ingresso della facoltà di Lettere ha subito chiarito: «Non ne vengo a parlare a voi, qui, non mi sembra giusto», lasciandosi sfuggire: «l'informazione sul tema a volte è stata buona, a volte cattiva, sicuramente frammentaria». Ma al termine del dibattito, Mentana si è arreso alla domanda di uno studente. «Sapevo che mi sarebbe toccato parlarne», ha detto. «Ho seguito il terremoto da disoccupato, dopo aver lasciato la conduzione del Tg5, come qualsiasi cittadino di questo paese. La peculiarità di questo evento rispetto agli altri è stata l'aver colpito il centro di una città conosciuta. Così, mentre il terremoto dell'Umbria si identificava con la caduta della basilica di Assisi, L'Aquila tutta è stata l'immagine del suo terremoto. Questo ha dato al paese la percezione di una forte perdita».
Il direttore del Tg La7 si è poi soffermato sulla politica del governo che ha caratterizzato i mesi successivi al sisma: «Il post-terremoto ha visto scelte condivisibili e non. Lo spostamento del G8 dalla Maddalena al capoluogo abruzzese, per esempio, è stata una decisione forte e senz'altro mediatica. Si è riusciti in tal modo a portare sulla città l'attenzione dei grandi della terra. L'immagine di Obama davanti ai monumenti aquilani è ancora nella mente di molti. Ma non sono mancate le distorsioni. Mi riferisco agli impegni assunti dal governo e poi mostrati a tutta Italia, una volta realizzati, come una conquista».
E poi la critica di eccessivo decisionismo da parte del premier («Il Berlusconi di 80 anni fa era Mussolini», ha sorriso): «Il Paese si è dimostrato da subito molto vicino al capoluogo abruzzese perché la caratterizzazione degli aquilani come persone forti, capaci di rimboccarsi le maniche e di grande dignità, ha permesso l'identificazione di molti. Non c'era bisogno di quel decisionismo operativo che è stato attuato e che ha provocato inevitabilmente reazioni a favore e contrarie. Quell'emozione condivisa degli italiani nei confronti degli aquilani esigeva delle decisioni altrettanto condivise nella fase del dopo-terremoto». Infine, un appello agli aquilani: «Se ce n'è bisogno, fatevi sentire, non siate troppo sobri per eccesso di dignità. Le grandi catastrofi spesso sono anche grandi opportunità, ma non bisogna dimenticare: sarebbe giusto che almeno un muro della Casa dello studente rimanesse lì per sempre, a ricordare che in quel luogo è accaduto qualcosa che ha piegato non solo la città».

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