PESCARA - Un prezzo da pagare. Un segnale uno qualsiasi che significhi che a tutto c'è un limite, che il Pdl non è un albergo a ore, che chi se ne va certo può fare dietrofront anzi menomale, però il comitato d'accoglienza proprio no, non può essere consentito. E' un altolà in piena regola quello che il gruppo Pdl fa a Gianni Chiodi governatore dell'Abruzzo e artefice del ritorno tra i vivi del Pdl di Alfredo Castiglione, ritorno tra i vivi proprio così commentano i pidiellini, «visto che l'assessore ci aveva dato per morti tutti quanti». Erano pronti a scrivere una lettera al presidente, per chiedergli conto della conferenza stampa con tutti gli onori, per dire che così non va, che un segnale appunto va dato a chi è rimasto, a chi è fedele nei secoli e una piroetta così come quella fatta da Castiglione non se la sogna neppure. E' stato bravo il capogruppo Gianfranco Giuliante sul contropiede, li ha bloccati, aspettate un attimo ci penso io ha detto, e così ha convocato il gruppo consiliare per la fine della settimana, al massimo l'inizio della prossima, così sembra normale amministrazione. Invece non lo è: è un confronto vero e proprio, il gruppo Pdl da una parte Chiodi dall'altra, «vogliamo sapere quali garanzie ha fornito Chiodi a Castiglione a Roma per il suo rientro nel Pdl», spiega Lorenzo Sospiri, quali tappeti rossi quali autostrade per il rientro del "traditore". Ma non basta, gli ex aennini vogliono di più, vogliono che Castiglione paghi. Lo dicono chiaro e tondo: «Non crediamo che possa continuare a fare il vicepresidente della Regione nè continuare a gestire una delega così importante, l'unica con capacità di spesa all'interno della giunta regionale».
La vendetta di un nemico? Niente affatto, con Sospiri c'è tutto il gruppo, per una volta tutti gli ex An d'accordo sulla linea dura, uno stop a Castiglione va dato. «C'è Alessandra Petri, Mauro Febbo, Luigi De Fanis, Emilio Iampieri, Gianfranco Giuliante, addirittura Emiliano Di Matteo». E conferma De Fanis: «Io penso che non si possa entrare e uscire da un partito senza pagarne lo scotto. Mi era sembrato di capire che Castiglione aveva scelto di aderire a Fli a causa dell'«immobilismo» del Pdl, addirittura considerato un «partito mai nato». Di colpo rientra in pompa magna: ciò che mi ha lasciato perplesso è la conferenza stampa con gli atteggiamenti compiacenti del governatore e del coordinatore». Anche De Fanis ritiene che un prezzo vada chiesto e pagato, «un prezzo che rappresenti un segnale per chi è rimasto: è come se un marito si alzasse la mattina e dicesse me ne vado con un'altra donna, e la sera tornasse, scusa tanto ci ho ripensato, senza consguenze. Non è possibile».
No non è proprio possibile, sono pronti a tutto gli ex aenne, Chiodi deve rispondere e spiegare. E deve soprattutto punire il traditore. Questione di stile, di dignità del partito. «Perchè - spiega Sospiri - non è certo un bel momento questo qui per il Pdl, e non è semplice rimanere in queste condizioni», le sirene finiane hanno suonato per molti di loro, per De Fanis in primo luogo e anche per Sospiri che ha scelto il Pdl nonostante il suo legame con Fini. «Ho sentito Castiglione parlare di scelte verticistiche, qualcun altro magari anche Chiodi, accusarmi di personalismo perchè io e Alfredo non ci siamo mai sopportati, ma voglio dire che io in consiglio regionale ci sto perchè sono stato eletto anche con un bel po' di voti. E semmai dopo non ho avuto alcun incarico, io sì vittima delle scelte verticistiche del Pdl». Sì, pronti a tutto. Chiodi ha assunto impegni che non può mantenere, il Pdl gliene chiede conto. O la testa di Castiglione o guai: «Se Chiodi ha assunto impegni con Castiglione sappia che io e con me i miei colleghi, non siamo vincolati ad alcun patto. E in consiglio regionale ci faremo sentire». Una minaccia. E per Castiglione giorni contati.