Un prezzo giusto, ad esempio, per la legge sul legittimo impedimento che adesso la Consulta forse boccerà? E poi alcune di queste leggi non è che possono rappresentare chissà quale vanto o dimostrazione della buona efficienza del Palazzo, inteso anzitutto come Chigi, visto che si tratta di norme obbligate dalla Costituzione o dall'Europa, come il rendiconto generale dell'amministrazione dello Stato o la legge comunitaria 2009. Cento milioni sono tanti, per la legge che disciplina le acque reflue e per il nuovo codice della strada, importantissimo e sacrosanto, che però aspettava da anni di essere approvato, fra lungaggini e rimpalli, e se fosse stato varato prima sarebbe costato di meno.
Dunque, la produzione normativa stenta. E così sbottò il presidente Fini, cinque mesi fa: «A meno che il governo non presenti qualche decreto, c'è il rischio di una paralisi dell'attività della Camera!». La paralisi c'è. Anche perché in un Parlamento nel quale su 190 proposte di legge approvate dall'inizio della legislatura soltanto 17 sono d'iniziativa parlamentare (lo 0,48 del totale), quattro sono d'iniziativa mista, mentre 169 le ha presentate il governo e ben 62 sono decreti legge, è da prima delle vacanze estive che non arriva più dalle stanze dell'esecutivo un decreto di qualsiasi tipo da mettere ai voti e da approvare. Basterebbero questi dati per documentare lo stallo delle Camere. Ridotte alla nullafacenza - infatti ora Montecitorio chiude per due settimane - perchè un Parlamento ormai diventato, quando va bene, succursale di Palazzo Chigi resta a secco di benzina nel momento in cui i rifornitori sono bloccati dalle loro beghe fra Fini e Berlusconi e dal deficit di quella "cultura del fare" che s'è inceppata temporaneamente. Era infatti il 5 agosto quando il governo Berlusconi emanò il suo ultimo decreto legge, riguardante la Tirrenia e l'energia.
Da allora, più niente. Una situazione decisamente nuova, che spiega la sostanziale inattività delle Camere. Di cui fa testo, in maniera lampante, il calendario di questa settimana in corso. S'è lavorato, nell'Aula di Montecitorio, soltanto martedì scorso 2 ottobre. E per che cosa? Per la protezione degli animali di compagnia. Insomma, s'è votato il disegno di legge contro la brutalità di chi taglia le orecchie e la coda dei cani. Nella stessa settimana dello scorso anno, si lavorò dal lunedì al giovedì (quattro sedute, per 22 ore) e su materie d'un rilievo un po' più consistente di quello riguardante i cagnolini: dal rinvio delle amministrative per L'Aquila al voto sull'insindacabilità dei deputati con procedimenti penali in corso... Ancora più indietro, in questa stessa settimana ottobrina del 2008, si lavorò addirittura dal lunedì al venerdì, cinque giorni, 30 ore: niente cocker o yorkshire ma modifiche delle elezioni al Parlamento europeo, delega al governo in materia di lavoro, sviluppo e imprese, conversione del decreto sul funzionamento del sistema giudiziario. Roba tosta. Che cosa è accaduto da due anni in qua? L'involuzione.
Non che fare leggi sia sempre un bene, visto che ce ne sono pure troppe. Ma riformare, con riforme di struttura, un Paese che di tutto ha bisogno e innanzitutto di rinnovarsi dovrebbe essere la prima preoccupazione del governo e del Parlamento. Il quale - non per fannullonismo ma perchè non c'è più la copertura finanziaria per nessuna legge e addirittura quella low cost dell'istituzione il 17 marzo della festa nazionale per l'Unità d'Italia è stata bloccata dal vice-ministro Vegas perchè mancano i soldi - in questi due primi anni di legislatura ha lavorato oltre 200 ore in meno rispetto allo stesso lasso di tempo, 24 mesi, della precedente legislatura del governo berlusconiano, quella cominciata nel 2001. Adesso, l'Aula ha lavorato 2.017 ore e 1 minuto. Allora, lavorò 2.244 ore e 32 minuti. Ieri, intanto, la conferenza dei capigruppo a Montecitorio ha stabilito un calendario di tutto rispetto, almeno sulla carta. Il 22 novembre si discuterà la mozione Bersani sulla riforma del sistema fiscale, dal 23 novembre ci si occuperà della riforma dell'università, dal 29 del trasferimento della Consob da Roma a Milano e poi della legge di divieto di plastica mammaria per le minorenni. Tutte iniziative lodevolissime, a parte quella pessima e leghista che riguarda la Consob. Ma per prenderle sul serio, ci vorrebbero i soldi per farle. E non ci sono.