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Pescara, 18/06/2026
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Data: 29/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Chiodi, adesso basta: l'Abruzzo sta affondando». Clamorosa presa di posizione di associazioni di categoria e sindacati contro la Giunta regionale

PESCARA - Venticinque milioni di ore di cassa integrazione sono un dato sufficiente a mettere insieme sindacati e industriali, costruttori e artigiani, commercianti e cooperative, agricoltori e piccoli e medi imprenditori. Tutti uniti nel proclamare la regressione economica e sociale in cui si è impantanato l'Abruzzo, stretto tra debiti ed emergenze che non appare in grado di fronteggiare. Sul banco degli imputati (in questo singolare processo che vede tra i giurati Ance, Api, Casartigiani, Cia, Claai, Cna, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti, Confcooperative, Confindustria, Copagri, Legacoop, Cgil, Cisl, Uil e Ugl) c'è la Giunta Chiodi responsabile, secondo il presidente regionale di Confindustria, Mauro Angelucci, di guidare una regione che «sia sul piano occupazionale che su quello della produzione ha conseguito la peggiore performance in Italia». Il filo rosso che tiene assieme anime così diverse nella bocciatura dell'attuale governo regionale sta nella lettura dei dati del Documento di programmazione economico e finanziaria 2011-2013 dove, sottolinea Gianni Di Cesare, segretario regionale della Cgil, spicca «in tutti i settori la mancanza di una visione programmatica del futuro dell'Abruzzo».
L'atto di accusa nei confronti dell'esecutivo regionale è stato vergato nero su bianco in una lettera aperta indirizzata al governatore Chiodi, nella quale le associazioni di categoria e i sindacati snocciolano come grani di un rosario le tante questioni irrisolte di un territorio sempre più accomunato al refrain di un sud problematico e arretrato.
Per garantirsi una prova di appello e salvarsi dal verdetto di colpevolezza piena Chiodi e la sua Giunta devono assicurare il loro concreto impegno per rispondere alle richieste avanzate dai firmatari del documento. A cominciare dal riavvio, dopo mesi di stallo, del confronto e del dialogo sui temi dello sviluppo, mettendo sul tavolo della discussione «un documento diverso dalla bozza del Dpef che noi non possiamo in alcun modo condividere», avverte Di Cesare. Le parole chiave su cui riaprire la collaborazione tra le parti sono altre: accesso al credito, semplificazione amministrativa, riforme strutturali nei settori chiave, come sanità, trasporti, enti strumentali, riduzione progressiva, fino al definitivo annullamento della fiscalità aggiuntiva a carico di imprese e lavoratori. In parallelo, le associazioni di categoria e i sindacati sollecitano Chiodi ad aprire una "vertenza Abruzzo" in campo nazionale. Perché, senza sblocco dei fondi Master Plan e dei Fas, la ripresa economica viene ad essere solo il capitolo di un libro dei sogni. E poi ancora si chiede l'attivazione immediata della "zona franca", già accordata alle zone terremotate; la previsione di un piano infrastrutturale che, attraverso l'avvio delle opere già programmate e di altre da prevedere, ridarebbe fiato all'economia locale, ricreando prospettive concrete per l'occupazione; il rifinanziamento della cassa integrazione in deroga per tutto il 2011; l'attuazione del federalismo fiscale.
«Gli abruzzesi -chiude con amarezza Di Cesare- pagano in termini di tasse, ritardi, mancanza di servizi, un prezzo troppo alto, reso ancor più pesante dai problemi legati al sisma e alla ricostruzione. Non possiamo permettere che tutto questo continui». E che perdurino «quella confusione e quella mancanza di trasparenza» che, a giudizio di Confindustria, accompagnano da tempo i destini di una regione dove la frattura non è più tra imprenditori e lavoratori, ma tra chi governa e chi è governato.

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