Il mondo del lavoro chiede misure urgenti per fermare il declino
PESCARA. Il 28 ottobre 2010 resterà forse una data da annotare sugli annali della storia regionale. Mai si erano visti insieme, uno accanto all'altro, rappresentanti di impresa e del sindacato, dei lavoratori del commercio, dell'artigianato e della cooperazione, per dire agli abruzzesi, in modo corale e inequivoco, che così non si va più avanti. La Regione, e ormai i dati si accavallano da mesi in un'unica direzione, spende al di sopra delle più ragionevoli previsioni di entrata.
E per far fronte al poderoso debito accumulato negli anni non ha più risorse capaci di sostenere il rilancio economico e mantenere i livelli di occupazione ai livelli di guardia. Alcuni dati su tutti. Per il 2011, le previsioni della Regione stimano in 2 miliardi 769 milioni di euro le entrate dell'Abruzzo, ma di queste risorse l'87% (pari a 2 miliardi 415 milioni) resterà vincolata, per effetto del commissariamento, al ripiano dei debiti della sanità. Il resto andrà speso per garantire i trasporti pubblici, nonostante il dimezzamento dei fondi (dai 146 milioni del 2009 a 85 milioni); al pagamento degli stipendi per il personale e il funzionamento della macchina amministrativa (114 milioni); ai costi per sostenere l'attività degli enti strumentali (31 milioni) e altri 110 milioni per interessi passivi e altri debiti.
In pratica nulla, se non l'aggravio di ulteriori debiti, sarà disponibile per le politiche di rilancio dell'industria e degli altri settori produttivi. Sono queste le premesse che spiegano la mobilitazione delle associazioni regionali con il lancio di «Vertenza Abruzzo». Iniziativa, che sfidando ogni pregiudizio politico e ideologico, è stata aperta ufficialmente ieri al Caffé Letterario di via delle Caserme. Qui 12 esponenti in rappresentanza di una ventina di sigle datoriali e sindacali, al più alto livello del mondo del lavoro e dell'industria, si sono dati appuntamento per spiegare lo stato delle cose. Un documento unitario sarà presentato al governatore Gianni Chiodi per riavviare il confronto sui temi dello sviluppo e cercare soluzioni alla crisi che sta attraversando l'Abruzzo. Associazioni e sindacati esprimono profonda preoccupazione per l'insufficienza di politiche idonee a fronteggiare la situazione. «La nostra» esordisce il presidente di di Confindustria Abruzzo, Mauro Angelucci, «non vuole essere una iniziativa contro, ma un modo per cercare insieme soluzioni». Dopo Angelucci, il segretario regionale Cgil, Gianni Di Cesare, elenca i numeri della crisi. «In Abruzzo», sottolinea, «siamo di fronte a una regressione economica e sociale oltre a un'emergenza fiscale che richiede interventi immediati».
IL PROLOGO. A mettere insieme tutti, imprenditori e lavoratori, rappresentanti della cooperazione e del commercio, una riunione avvenuta a metà ottobre per la presentazione del Documento di programmazione economica e finanziaria della Regione (Dpefr). «Quel giorno», sbotta il presidente di Confindustria Chieti, Paolo Primavera, «si sono presentati solo tre funzionari della Regione per illustrare la bozza del documento finanziario. Il governatore, si sa, è sempre molto impegnato sui gravosi compiti di commissario alla Ricostruzione e alla Sanità, ma è mai possibile che nessun assessore abbia trovato il tempo per ascoltare le parti sociali?».
QUALE FUTURO? La bozza del Dpefr accende gli animi. «Rappresenta una presa d'atto della condizione di una Regione», spiega Di Cesare, «bloccata sul grave tema del risanamento dei conti. Il guaio è che manca una visione di programmazione del futuro che richiede scelte politiche, non solo un ruolo tecnico-commissariale». Non manca la consapevolezza che la crisi ha assunto in Abruzzo aspetti del tutto particolari. «Questo accade sia per l'assoluta mancanza di risorse finanziarie da mettere in campo», si afferma nel documento congiunto delle associazioni, «sia per la gravità delle emergenze da fronteggiare».
LA VERTENZA. Ma proprio la gravità della situazione, è questo il senso dell'appello rivolto alle istituzioni, «rende inevitabile l'avvio di un confronto con il governo nazionale per l'apertura di una Vertenza Abruzzo, anche in considerazione del processo federalista in atto. Vertenza che evidenzi la complessità della situazione abruzzese e la necessità di iniziative politiche ed economiche a sostegno della Regione».