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Data: 29/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Ma stavolta il leader non convince il partito. Il Cavaliere minimizza, la tesi del complotto però ai colonnelli non basta più

Al complotto credono in molti. Se non altro per lo zelo con il quale la procura di Milano ha avviato e portato avanti l'inchiesta per mesi. Ciò che però sconcerta deputati, senatori e uomini del Pdl è la «leggerezza» con la quale il Cavaliere «si infila in situazioni poco chiare e in frequentazioni che tutti noi evitiamo proprio per il clima che c'è nel Paese».
L'offensiva dei finiani e il continuo pressing delle procure spinge il presidente del Consiglio a convocare una riunione con i gruppi e il partito per il primi di novembre, ma il clima interno è da "rompete le righe" perchè, come sostiene il senatore Pdl Benedetti Valentini, «in questa situazione la resistenza immobile è fuori dalla realtà».
Eppure Berlusconi non pensa di dover dare spiegazioni sui suoi dopocena. Al punto da aver gestito sinora la vicenda della giovane marocchina con il solito gruppo di consiglieri: un paio di avvocati (Ghedini e Longo), due o tre direttori ed ex direttori di giornali, l'immancabile Daniela Santanchè che per tre giorni di fila non ha mai lasciato Arcore e una serie di personaggi, tra cui Lele Mora, chiamati al telefono di continuo. «E' chiaro che siamo assediati, la strategia è ovvia e punta a delegittimarmi come persona e uomo politico», ha ripetuto anche ieri il premier prima di salire sull'aereo che lo ha portato a Bruxelles.
Irritato e anche molto depresso per la serie di rivelazioni che «puntano a descrivermi come un criminale», Berlusconi continua però a chiedersi quale sia la "manina" che ha indicato alla procura l'esistenza di questa giovane e quali intercettazioni o foto siano in possesso degli inquirenti.
E così quella mezza ammissione fatta ad Acerra, ho fatto fare la telefonata perché «sono buono», è un modo per derubricare la vicenda a debolezza umana, mentre altri «pescano nel torbido» e usano tutto ciò «per affossarmi» e «rovinare la mia immagine anche all'estero». Dopo Noemi e la D'Addario, ora Ruby e il Cavaliere ne scorge le analogie, ma stavolta «la faccenda è più seria», gli hanno spiegato i suoi avvocati, preoccupati dell'esistenza di immagini sulle cene e i dopocena ad Arcore alle quali avrebbero partecipato anche esponenti del governo.
Il Cavaliere sostiene di avere «la coscienza tranquilla» e torna ad accusare «il legame che c'è tra certa stampa e certa magistratura».
Ora però il problema più grosso è ricompattare una maggioranza allo sbando e un partito che con sempre maggior nervosismo gli chiede di riprendere l'iniziativa e di partecipare più a cene con i deputati e meno ad occasioni conviviali con amici che «per il suo bene deve allontanare».

Vero nome Karima, 17 anni, già denunciata per furto a Messina «Sto male, verità manipolata»

ROMA - Ruby Rubacuori, è lei il personaggio di giornata. Questa diciassettenne marocchina (farà i 18 a giorni) che con le sue dichiarazioni sui presunti festini ad Arcore ha animato una tempesta politica. Lei che, fino all'altro ieri, era solo una delle tante con il suo carnet di foto supersexy su Facebook, la pagina di Lele Mora tra le preferite, il motto «se tutto fosse facile... niente sarebbe interessante», l'amara conclusione che dopo «le ferite, le delusioni, i grandi dolori» il suo sguardo è «opaco come questa vita insulsa», la danza del ventre e Cocciante, Battisti e Lady Gaga nel cuore.
«Semplicemente Ruby... tutto il resto è da scoprire», scrive Karima, dall'arabo "onorata". Il polverone mediatico la investe e lei si sfoga su Facebook: «Sono amareggiata, la mia verità è stata manipolata». Parole pesanti, anche se la certezza assoluta che ci sia proprio lei dietro quella pagina non c'è. Poi la raggiunge al telefono l'Ansa, e lei: «Sto male... Stamattina ho cancellato il mio profilo da Facebook». E di fronte e tante richieste e inviti, «ho rifiutato». In realtà - ma le contraddizioni non le sono nuove - nel pomeriggio Ruby aveva cancellato alcune delle immagini più osé e accettato le richieste di amicizia di diversi giornalisti, pur aumentando la privacy. Poi ancora all'Ansa: «Sono dispiaciuta per quel che sta accadendo. Mi spiace soprattutto perché vedo che sono state coinvolte persone che mi hanno aiutato senza chiedere niente in cambio».
Ruby e Karima, due anime. Perché dietro quel suo essere ostinatamente provocante («quando avrai il tuo carpe diem con me non sprecarlo....viziamii», scrive online), dietro l'immagine che ne da il fotografo Piperissa («...molto appariscente, molto, molto scosciata, quasi in mutande quando in discoteca faceva la ragazza immagine, o meglio, non so se si imbucava»), c'è anche il ricordo del suo prof di francese alle medie, Alfonso Lo Turco, che la descrive come una ragazza che «cercava di inserirsi in un ambiente che a volte pareva anche ostile», con lei che faceva «molta fatica a stringere rapporti e non faceva parte di nessuna comitiva del paese».
Già, il paese. Stiamo parlando di Letojanni, vicino a Taormina, dove tutti la ricordano per la sua avvenenza. Il padre, 56 anni, ora in ospedale, è un venditore ambulante; la madre, 43, casalinga, è da qualche mese in Marocco con gli altri tre figli. Una famiglia che Ruby ha lasciato fuggendo da casa a 15 anni, dopo essere stata più volte segnalata ai servizi sociali per le sue irrequetezze e i furtarelli. Fu trovata a Messina e affidata a una casa famiglia. Di nuovo la fuga e - nel 2009 - eccola in una comunità protetta a Genova. Scappa ancora Ruby, e finisce a Milano, dove inciampa nell'accusa di furto che fa scoppiare il caos. E il resto è cronaca.

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