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Pescara, 18/06/2026
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Data: 30/10/2010
Testata giornalistica: Il Centro
«Abruzzo Engineering, lavoratori beffati» Cgil, Cisl e Uil denunciano: duecento persone sono in cassa integrazione dal 2009

«La società non ha solo la faccia di alcuni politici e dirigenti indagati dalla magistratura»

PESCARA. «Abruzzo Engineering non ha solo la faccia di alcuni politici e dirigenti indagati dalla magistratura. Questa società dà lavoro a 200 persone che, da luglio 2009, soffrono per la Cassa integrazione e vivono nell'incertezza di una crisi che ha il sapore della beffa».
Emilio Speca, Diego Di Marcoberardino, Luca Ondifero, Mario Miccoli, Roberto de Paolis e Davide Frigelli, a nome delle rappresentanze aziendali e di categoria per Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil, si sono dati appuntamento nella sede regionale della Cgil, a Pescara, per riportare al centro dell'attenzione il problema di tanti lavoratori e famiglie che si sentono come precipitati in un cono d'ombra.
«Ci dicono che siamo tutti raccomandati e che, forse per questo, non avremmo il diritto di essere ascoltati», attacca De Paolis, della Rsa aziendale. «Si continua a parlare dell'inchiesta giudiziaria che coinvolge la nostra società, dimenticando spesso che l'indagine non c'entra affatto con la questione del lavoro, il nostro lavoro». Per i sindacati, Abruzzo Engineering è spesso oggetto di semplificazioni e generalizzazioni estreme. «Ma perché alla Sevel come si entra, fanno per caso i concorsi?» si chiede polemicamente De Paolis. A oggi, sono ancora 80 i dipendenti della società in house, controllata al 60% dalla Regione Abruzzo, che pagano il conto di una crisi indotta. Che non è generata dalla mancanza di lavoro, ma al contrario patisce solo gli effetti di un'inchiesta che gira ben al di sopra delle teste dei lavoratori. Un gruppo di 120 dipendenti è rientrato in servizio da poche settimane, e resterà sicuramente occupato sino alla fine dell'anno. Ma poi cosa accadrà nel 2011? Quali sono le garanzie di poter vivere nella certezza di un lavoro sicuro? Sono queste le domande che tornano di continuo nella vertenza Abruzzo Engineering. In attesa di avere risposte dall'assemblea dei soci convocata per martedì prossimo, il personale si appella al governatore Chiodi, nella sua duplice veste di presidente della Regione, che è azionista di maggioranza nel Cda di Abruzzo Engineering, e di commissario alla Ricostruzione. «Siamo in Cassa integrazione non perché manchi il lavoro. Le cose da fare sono tante. A cominciare dal terremoto. Nessuno si chiede cosa abbia fatto in passato e cosa fa oggi Abruzzo Engineering», proseguono i sindacalisti, che poi ricordano i progetti realizzati e lasciati nel cassetto, come il cablaggio di 103 Comuni aquilani che non è operativo solo perché non sono stati fatti gli allacci. «Come se qualcuno costruisse una grande autostrada, perfettamente funzionante, e poi si dimenticasse di attivare gli ingressi alle corsie». Oggi il timore espresso dal personale di Abruzzo Engineering «è che con tutto quel che c'è da fare, proprio noi, lavoratori abruzzesi, rischiamo di rimanere fuori dagli appalti e dai progetti della Ricostruzione. Ma a favore di chi?» si domandano ancora i rappresentanti aziendali e di categoria. «Chiediamo al governatore che si affidino subito i lavori ad Abruzzo Engineering secondo le previsioni del piano industriale. Le istituzioni devono tenere conto che la società è abruzzese e vi operano professionalità locali. Chiediamo a Chiodi che assuma questa responsabilità politica, perché è suo dovere farsi carico della nostra vertenza».

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