PESCARA - Riportare l'attenzione sul lavoro e sull'importanza di salvare i duecento posti dei dipendenti di Abruzzo Engineering, ben oltre l'inchiesta in corso. E' questo l'obiettivo dei sindacati in vista della riunione dei soci che si terrà martedì. Non vogliono assolutamente che, per via delle beghe politiche e giudiziarie, che riguarderebbero il "contorno", le zone d'ombra legate alla vicenda, a rimetterci sia l'intera struttura. E soprattutto che a farne le spese siano le famiglie dei lavoratori.
Seduti al tavolo della sede regionale della Cgil a Pescara, ieri mattina, c'erano il segretario provinciale Filcams dell'Aquila Emilio Speca, quello regionale Luca Ondifero, per le Rsa Diego Di Marcoberardino e Roberto De Paolis, e ancora il segretario regionale Uiltucs Mario Miccoli e il segretario provinciale Fisasca Cisl Davide Frigelli: tutti hanno ribadito tutta la loro intenzione di far capire che la società di cui la Regione è socio di maggioranza con il 60% della quota (il resto è diviso tra Finmeccanica col 30 e Provincia dell'Aquila con il 10) non è un carrozzone. «Non è solo un covo di raccomandati, non è una struttura inutile». Anzi. Ha dentro figure professionali qualificate come ingegneri e geologi che potrebbero (e dovrebbero) occuparsi di tutta una serie di verifiche legate al post-sisma, come la certificazione dei progetti di ricostruzione. Ma anche del completamento della banda larga di connessione internet per la quale sono stati cablati già 108 comuni e restano ancora da raggiungere tanti piccoli centri per tutta la regione.
Da luglio dell'anno scorso 180 addetti sono finiti in cassa integrazione in deroga. Al momento lavorano solo 120 persone. Gli amministrativi sono 40. I rappresentanti sindacali evidenziano come non ci sia da stupirsi su come vengano gestiti gli affidamenti dei lavori perché "Ae", come sinteticamente la chiamano loro, è una società "in house". E al presidente della Regione Gianni Chiodi chiedono di sapere cosa intenda fare perché c'e' il fondato timore che la società, anche per via dell'effetto-domino inevitabile dopo l'intervento della magistratura che sta cercando di far chiarezza su tanti lati oscuri e che è connesso alla vecchia struttura di Collabora Engineering, scompaia definitivamente. Con la conseguenza che i lavori dei prossimi dieci anni, roba da 60 milioni di euro l'anno complessivamente, vengano affidati ad altre società.
«A supporto di questa tesi -lamentano i sindacati - c'è il dato di fatto che da due anni dalla Regione non arrivano commesse». Tra le soluzioni per un risanamento c'è la riduzione dei costi, stimati sui 10 milioni di euro l'anno (dei quali sette servono per pagare gli stipendi). «Ma questa manovra non deve avvenire calando la scure sui salari di chi lavora. I compensi sono commisurati ai livelli retributivi». Bensì riducendo gli sperperi e i benefici che, come al solito, spettano a pochi dirigenti di vertice.