La voce del premier arriva nel telefonino di Ostuni forte e suadente: «Senta dottore, le volevo dire che io questa ragazza la conosco. Ma soprattutto volevo dirle che poiché me l'hanno segnalata come una parente di Mubarak, forse sarebbe opportuno non farla andare in una comunità protetta. Arriverà da voi una persona di nostra fiducia, Nicole Minetti, consigliere regionale del Pdl. Potreste affidarla a lei». Non è la trascrizione di un'intercettazione telefonica, nè una registrazione clandestina. E' la ricostruzione della conversazione tra il premier e il funzionario della Questura di Milano, così come è stata comunicata nella relazione inviata al Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Viminale dal questore in carica all'epoca, Vincenzo Indolfi, che oggi è passato ad altro incarico dopo la nomina a prefetto.
Dunque la telefonata ci fu, anche se ieri il premier ha liquidato la ricostruzione di alcuni quotidiani con un secco "tutte balle". E rappresenta probabilmente l'elemento di maggior imbarazzo per la Presidenza del Consiglio in questa storia dove tutto il resto sembra riguardare spaccati di vita privata e personale sui quali i magistrati hanno già dichiarato di avere scarso interesse investigativo. E' su quella telefonata, invece, che si concentreranno probabilmente gli inquirenti. Per capire se possa aver attivato una sorta di pressione indebita orientando in un modo diverso l'attività della polizia milanese. Nella sua relazione, l'ex questore Indolfi spiega chiaramente che i suoi uomini non furono minimamente condizionati dalla telefonata del premier. E lo dimostra raccontando alcune circostanze di fatto, incontestabili. Tuttavia la procura dovrà mettere a fuoco se, dal punto di vista giuridico, si possa configurare un tentativo di abuso di ufficio, soprattutto nel momento in cui si fece intendere ai responsabili della questura meneghina che Ruby, o Karima, era parente del presidente egiziano Hosny Mubarak. Per il resto, ripercorrendo a ritroso le tappe di quella notte in Questura, il comportamento del capo di Gabinetto e dei suoi uomini appare cristallino. La relazione di Indolfi comincia dal momento del fermo, in corso Buenos Aires, alle sei e un quarto di sera. «La ragazza ci veniva indicata come presunta responsabile di un furto - dice in sostanza il rapporto - ma non esistevano riscontri a questo tipo di accuse». Ruby, informa sempre Indolfi, spiega di essere minorenne, di provenire dalla provincia di Messina dove abitano ancora i genitori con i quali, afferma lei, ha un pessimo rapporto che l'avrebbe portata lontano da casa. Gli uomini della volante che l'hanno portata in Questura rimangono con lei, mentre il commissario di turno, una giovane funzionaria, si mette in contatto con il pm della procura minorile Annamaria Fiorillo, che suggerisce l'invio della ragazza in una comunità protetta. Nel frattempo dagli archivi escono fuori un paio di segnalazioni che riguardano Ruby. Una di queste racconta che la ragazza si era già allontanata in passato, proprio da una comunità protetta. Comunque se ne cerca un'altra. Ma a Milano, quella sera, sembra proprio che nessuna casa famiglia abbia posti disponibili. Intanto si sono fatte le undici; Ruby ha già utilizzato il suo cellulare almeno una volta, forse proprio per avvisare il premier. E arriva la telefonata al capo di Gabinetto, Ostuni, che parla con Berlusconi. La chiamata provoca qualche fibrillazione perché «seppure è vero che capiti spesso che qualche pezzo grosso chiami qui da noi - dicono in Questura - una telefonata del premier è una cosa diversa». Eppure nessuno perde il sangue freddo. Il pm Annamaria Fiorillo viene richiamata e informata dell'interessamento del premier. E, soprattutto, della proposta di affidamento della ragazza al consigliere regionale Nicole Minetti. La Fiorillo, codice alla mano, fornisce il suo assenso.
Nicole Minetti si materializza venti minuti dopo, abbraccia Ruby e alle due di notte se la porta via, dopo aver firmato l'accettazione dell'affidamento. Che evidentemente era solo simulato, dal momento che Ruby va a vivere con un'amica brasiliana con la quale, pochi giorni dopo, il 5 giugno, si accapiglia per motivi futili. Ruby ha la peggio, tanto da meritarsi il ricovero in ospedale "per alcuni giorni", dice la relazione di Indolfi. Al termine dei quali, la ragazza viene riportata nuovamente in Questura, perché minorenne e senza fissa dimora, visto la Minetti risulta irrintracciabile. Stavolta il premier non chiama. E in Questura non ritengono necessario avvisare Palazzo Chigi che c'è di nuovo quella "parente di Mubarak", forse perché non ci hanno mai creduto. E Ruby finisce in una comunità protetta con il benestare di un altro pm minorile, di turno quel giorno.