Senza documenti, venne fermata perché accusata di furto
ROMA. Silvio Berlusconi il 27 maggio scorso telefonò al capo di gabinetto della questura di Milano per togliere dai guai la diciassettenne Ruby, sua amica da qualche mese per il tramite di Emilio Fede. «Voglio confermarle che conosciamo questa ragazza - disse al telefono il premier - ma soprattutto che ci è stata segnalata come parente del presidente egiziano Mubarak e dunque sarebbe opportuno evitare che sia trasferita in una struttura di accoglienza». Il resoconto della telefonata del premier è agli atti dell'inchiesta. Ieri Berlusconi parlando con i suoi collaboratori ha detto di essere «schifato», e di non aver cercato di influenzare nessuno, negando di aver segnalato la ragazza come parente di Mubarak. Ma le carte parlano chiaro. Difficile smentire.
Un altro elemento importante è emerso ieri: prima dell'intervento di Berlusconi, il pm dei minori di Milano Annamaria Fiorillo, di turno quella sera, cioè quando Ruby, senza documenti, venne fermata e condotta in questura perché accusata di un furto di 3mila euro, diede disposizioni affinché la ragazza venisse affidata a una comunità. Il magistrato fu contattato più volte dalla questura, e dispose di compiere subito accertamenti sull'identità della ragazza marocchina. Dalle impronte digitali la polizia risalì ai dati anagrafici e scoprì che era fuggita da una comunità di Messina. Il pm Fiorillo ordinò quindi il trasferimento in una comunità protetta, ma poco più tardi fu avvertita che Ruby era la nipote di Mubarak, e che sarebbe arrivato a prenderla «un consigliere ministeriale presso la presidenza del Consiglio dei ministri». Questo sarebbe riportato negli atti trasmessi al ministro dell'Interno Maroni. La questura di Milano, in una nota diffusa ieri sera, ha ricostruito la vicenda sostenendo che «risultati infruttuosi i tentativi di reperire un posto disponibile in una comunità di accoglienza, il magistrato di turno acconsentiva a che la stessa fosse affidata al consigliere Minetti».
Insomma, sono molti i passaggi da chiarire. Il 27 maggio scorso Ruby fu portata in questura intorno alle 23. Fotosegnalata, ascoltata dagli agenti perché un'amica l'accusa di averle rubato 3mila euro, lei si difende, dice che i soldi sono suoi, di essere fuggita dalla sua famiglia perché maltrattata. Nel frattempo una telefonata avverte gli uomini di Berlusconi che Ruby, conosciuta mesi prima e ospitata ad una cena "tricolore" ad Arcore, «sta passando i guai». Si mette in moto la "macchina" del premier e questa volta la telefonata arriva al capo di gabinetto Ostuni. Dall'altra parte c'è il caposcorta del premier che chiede informazioni sulla ragazza, e quando avverte che il funzionario rimane sul vago lo gela così: «Anche il Presidente la conosce, aspetta che te lo passo». Il premier è cortese, spiega la parentela della ragazza con Mubarak e avverte che «entro breve arriverà il consigliere regionale Nicole Minetti che se ne occuperà volentieri». Minetti, l'attraente ex igienista dentale del premier indagata per sfruttamento della prostituzione (insieme con Emilio Fede e Lele Mora) si precipita in questura. Comunica di volere l'affidamento di Ruby, che dopo molta agitazione le viene concesso. Alle 2 escono insieme e Ruby è libera.
Chi è stato ad avvertire lo staff di Berlusconi del fermo di Ruby? La procura di Milano sta cercando di stabilire la veridicità della testimonianza della modella brasiliana che all'epoca la ospitava in casa: «Sono stata io - ha detto - avevo il numero perché sono stata fidanzata con un amico di Berlusconi».