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Pescara, 18/06/2026
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Data: 31/10/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Toto accusa: «La Regione ha fallito i suoi obiettivi». Manca un piano strategico, aumenta la mobilità passiva e i costi per le cure all'esterno

PESCARA - Non proprio sassolini. Piuttosto pietre e di quelle pesanti: se le toglie dalle scarpe Daniele Toto parlamentare del Pdl in procinto di passare armi e bagagli con Gianfranco Fini. Dito puntato sulla crisi economica, spalla a spalla con associazioni e sigle sindacali. Sì, l'Abruzzo ha motivo per essere arrabbiato e offeso e la Vertenza Abruzzo nei confronti della Regione ha tutti i sacrosanti diritti per stare in piedi, dice il nipote del patron di AirOne. Il centrodestra ha tradito i suoi elettori, quelli che lo hanno voluto sugli scranni della Regione nel 2008, non ha centrato le sue due mission che erano risanamento dei conti e rilancio dello sviluppo economico e sociale. «Quello che tuona non è "fuoco amico" - dice di sè Daniele Toto - ma la realtà dei numeri, nella loro crudezza». Mancano pochi giorni all'ufficializzazione del passaggio nelle file di Fli, giorni in cui le truppe berlusconiane solo momentaneamente distratte dal Ruby-gate stanno tentando di convincere i parlamentari delusi a tornare nei ranghi Pdl, e Daniele Toto annuncerà mercoledì in una conferenza stampa il suo addio ai berluscones. Ma gli effetti si fanno già sentire.
Eccoli qua, i numeri che affossano l'Abruzzo: «Quando, ed è solo un esempio, nel settore sanitario, fonte di per sè della gran parte dei guai domestici, si constata che la mobilità passiva, ossia il costo da sopportare per le cure fuori regione, dal 2007 al 2009 è aumentata da 110 a 132 milioni di euro, con un balzo del 20%, è difficile non concludere che si tratta di ulteriori risorse sottratte al sistema Abruzzo. Saranno anche scempiaggini questi dati, e tuttavia non c'è dubbio che inducono a forti riflessioni».
Manca un piano strategico per l'Abruzzo, rilancia Toto, che non può ridursi «a prospettive imprenditoriali in Angola», dove si è recato Nazario Pagano ad agosto scorso, e a un accordo quadro col governo nazionale «per lo stanziamento di fondi che al momento, sono solo sulla carta». I segnali di crisi sono talmente forti che Toto ricorda di aver sollecitato la Regione soltanto una settimana fa a «ripristinare l'integrità dell'apparato politico-istituzionale», non sono capricci non «ubbie personali» ma è chiaro, secondo Toto che il funzionamento del governo regionale «è il primo a dover essere pienamente ed efficientemente operativo, al di sopra di qualunque vicenda soggettiva, anche se fosse meritevole di ogni considerazione». Altri sassolini si toglie Toto, che allude alle risposte fornite da Chiodi ai suoi precedenti affondi, senza mai nominarlo: «Paradossale piuttosto è apparsa l'opinione di chi, in improvvidi processi alle intenzioni, ha spiegato con la brama di poltrone le condotte altrui, stando però lui stesso assiso su un tale numero di poltrone che non solo occorre il pallottoliere per contarle ma si fa fatica a comprenderne la funzionalità per i risultati che sono ancora da dimostrare. In parte». E alla fine il parlamentare quasi-Fli invita la Regione e Chiodi ad anteporre «un costruttivo spirito di ascolto e di dialogo con i protagonisti dell'economia abruzzese, rifuggendo, anche qui, da inusitate polemiche censorie verso chi, autorevolmente, può solo avere a cuore il bene della gente». Il riferimento è a monsignor Bruno Forte, alla sua decisa critica al governo regionale finito nella burrasca delle inchieste giudiziarie. Al quale come al solito Chiodi ha risposto in malo modo.

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