PESCARA - Un documento di programmazione economica senza uno straccio di idea, un documento frettoloso, vuoto, che racconta una realtà diversa, un altro Abruzzo, che non contiene nè diagnosi nè cura. Il dpef firmato da Chiodi è un documento di resa secondo il Pd, che si dichiara però pronto in consiglio regionale a sostenere scelte strategiche per il rilancio dell'Abruzzo. Il grido di allarme delle associazioni è talmente forte che il segretario Silvio Paolucci alza la mano, «siamo pronti a proporre idee innovative, a condizione che ci stiano a sentire». E non fa niente che neppure una settimana fa il Pd ha portato il caso Abruzzo in parlamento, con le sue «arroganze, illegalità» e ostinazioni, chiedendo conto a Maroni dei due assessorati vacanti da mesi, delle mancate dimissioni di Venturoni e delle consulenze affidate ai colleghi di studio di Chiodi, non fa niente: adesso sulla crisi economica il Pd è pronto a dare una mano. «Perchè di fronte all'appello delle organizzazioni, noi abbiamo il dovere di assumerci la nostra responsabilità, perchè ci sentiamo alleati dell'Abruzzo non di Chiodi», spiega il capogruppo Camillo D'Alessandro.
Sì, alleati di quelle organizzazioni che la Regione ha snobbato, inviando all'incontro con le parti sociali non il presidente non l'assessore ma due dirigenti, mai accaduto prima. «Chiodi ha confuso il funerale con la festa», chiosa D'Alessandro, l'Abruzzo che c'era non c'è più e i sei miliardi per le infrastrutture promessi in pompa magna un anno fa non si sono più visti. Insomma per il Pd il dpef è soltanto un'inutile narrazione condita da numeri di legge, tabelle e nulla più. Di programmazione nemmeno l'ombra. Sono cinque le domande che i consiglieri democrat presenti ieri alla conferenza stampa di Pescara (D'Alessandro, Di Luca, Di Pangrazio e Sclocco) pongono all'attenzione della maggioranza: quante sono le risorse della programmazione comunitaria disponibili subito; quanti dei fondi Fas saranno realmente attivabili nel 2011; quante le infrastrutture finanziabili e quali in una regione come l'Abruzzo che ha un porto regionale «troppo poco profondo e un aeroporto troppo poco lungo»; perchè il master plan è scomparso dal documento di programmazione; con quali risorse sarà garantita la tenuta del sistema dei trasporti pubblici locali in presenza del taglio di 50 milioni di euro per la legge Brunetta. Perchè è chiaro a tutti: senza conoscere le risorse disponibili è difficile programmare la spesa, occorre un cronoprogramma della ripresa, rilancia D'Alessandro.
Ma c'è un dato che preoccupa e inquieta più di tutti gli altri e riguarda l'andamento del debito sanitario. Dalle tabelle del dpef, e quindi fornite dalla stessa Regione Abruzzo, si nota che il disavanzo sanitario riprende ad aumentare proprio nel 2010. Spiega D'Alessandro: «Grazie all'accordo Stato-Regioni e nel corso del 2009 si è raggiunto il minimo storico in materia di disavanzo sanitario. Ciò vuol dire che sono state premiate le politiche del centrosinistra e anche la gestione commissariale di Redigolo. Poi da quando è subentrato Chiodi, il debito ha ripreso a crescere di 25.60 milioni di euro. Mentre durante il governo di centrosinistra il disavanzo era sceso di ben 361 milioni di euro in tre anni». Tutto al palo, imprese futuro giovani sociale. Ed è inutile farsi un vanto della ripresa delle esportazioni, «a questo lieve incremento non corrisponde aumento di occupazione» spiega Di Pangrazio. E non ci sono politiche di tutela dei territori e delle industrie, basti pensare che in Val Vibrata c'è crisi tremenda e a pochi chilometri, in provincia di Ascoli Piceno tutta un'altra musica. E allora? «Automotive, infrastrutture, credito alle imprese: ci sono strumenti in grado di rimettere in circolo ossigeno e di far riprendere i consumi anche in pochi mesi - dice D'Alessandro -e Chiodi non può permettersi di tergiversare ancora».