MILANO - Quando è scoppiata la nota vicenda della minorenne marocchina «io ero dalla Merkel e potete figurarvi i commenti». Gianfranco Fini non ha peli sulla lingua nell'affrontare il caso Ruby parlando ai circoli romani di Futuro e libertà al teatro Adriano, nella Capitale. Il presidente della Camera si dice «amareggiato» e non evita di sottolineare come la vicenda «che sta facendo il giro del mondo» metta «l'Italia in una condizione imbarazzante». A Silvio Berlusconi, Fini fa una esplicita richiesta. «Il punto sul quale il premier deve fare assoluta chiarezza - è l'opinione del leader di Fli - è uno solo: se effettivamente, come appare da alcuni verbali, c'è stato o meno un diretto intervento presso la questura di Milano per evitare che la ragazza marocchina fosse affidata a una comunità. Intendo che si verifichi se c'è stato un intervento atto a modificare la prassi e il rispetto delle regole. È una questione di estrema delicatezza anche perché è stato detto che Ruby fosse parente di uno statista», del presidente egiziano Mubarak. La questione delle telefonate alla Questura resta dunque in primo piano e su questo aspetto della vicenda interviene anche Niccolò Ghedini. Il deputato Pdl e legale di Silvio Berlusconi parla di «incredibile strumentalizzazione di una banale telefonata» e avverte: «Sarebbe davvero gravissimo, anche se contro il presidente Berlusconi ormai si è assistito nel corso degli anni alle più assurde fantasie, che qualcuno potesse costruire artificiosamente ipotesi di reato così come suggerito da certa stampa, su un comportamento che non può che essere valutato come caratterizzato da contenuti assolutamente positivi».
LE PAROLE DEL LEADER FLI - La parole pronunciate a Roma dal leader di Futuro e Libertà Fini lasciano poco spazio all'interpretazione. «Amici miei, non credo che ci siano molti dubbi nel dire che la vicenda della minorenne marocchina rilasciata dalla questura a seguito di una telefonata dalla presidenza del Consiglio è una vicenda che dimostra disinvoltura, malcostume, e un uso privato del potere pubblico. Mi auguro che non sia vero ciò che è stato riportato» ha detto Fini alla convention romana, affermando circa l'affaire Ruby che «in questo caso non si tratta più di vicende private». Per quanto riguarda le versioni della procura e della questura sulla vicenda, l'invinto di Fini è quello di evitare «di dire che fa testo la versione dell'una o dell'altra a seconda delle versioni di convenienza. Dobbiamo affidarci a quella che sarà la valutazione finale. Altra strada non riesco a individuarla».
LE REAZIONI - Numerose le reazioni alle parole del presidente della Camera. «Spiace che Fini sia imbarazzato per Ruby. Noi siamo imbarazzati per lui - ha dichiarato con una nota Francesco Storace, segretario nazionale de La Destra -. Tutti sanno di una telefonata in questura, nessuno saprà mai se ce ne sono state a piazzale Clodio. Ha svenduto roba non sua al cognato e ancora parla... Il tempo è galantuomo, difficile avere la stessa certezza per chi approfitta di un bene donato per la giusta battaglia...». «Gli italiani - recita una nota del portavoce del Pdl, Daniele Capezzone - vedono e comprendono che, quando si è trattato di Gianfranco Fini, il cosiddetto segreto istruttorio è stato rispettato, come dovrebbe sempre accadere; quando invece si tratta di Silvio Berlusconi, per una ragione o per l'altra, per responsabilità dell'uno o dell'altro, accade il contrario. Ci saremmo aspettati una riflessione di Gianfranco Fini su questo sistema dei due pesi e delle due misure...».
«PREMIER RIFERISCA AL COPASIR» - Il Partito democratico chiede che Berlusconi riferisca al Copasir sul ruolo degli uomini della sua scorta (il caposcorta avrebbe contattato la Questura di Milano per avere chiarimenti) e «sulle disposizioni che impartisce loro», sottolinea il deputato e componente del Comitato parlamentare per la sicurezza Ettore Rosato. Secondo Carmelo Briguglio, deputato di Fli e componente del Copasir, a riferire al Comitato sulla vicenda dovrebbero essere il sottosegretario Gianni Letta e il ministro dell'Interno Maroni, per «chiarire aspetti del caso Ruby che riguardano il ruolo quantomeno improprio esercitato dal caposcorta e dal dispositivo di sicurezza del presidente del Consiglio, che è affidato a uomini dell'intelligence, oltre al problema, che si ripropone, delle modalità di accesso alle residenze e alla persona del premier insieme a quanto accaduto presso la Questura di Milano, che sono questioni che riguardano la sicurezza del Paese». «Molto meglio - aggiunge Briguglio - se poi Berlusconi che da presidente del Consiglio, a differenza dei suoi predecessori, non è mai venuto a relazionare al Copasir, venisse a riferire in prima persona sui Servizi, anche a prescindere dal caso Ruby».