ROMA - Ancora una volta dice no a un governo tecnico. «Sarebbe un rovesciamento della democrazia», non crede che il Capo dello Stato «potrebbe mai consentire». E dice anche no alle elezioni anticipate, in quanto c'è bisogno di una guida per affrontare la crisi economica. Il voto «produrrebbe un danno grave al Paese». Silvio Berlusconi affida al prossimo libro di Bruno Vespa alcune considerazioni sulla legislatura, anche se al momento dell'intervista, risalente a 6 giorni fa, non era deflagrato il caso Ruby, che sta facendo tremare il centrodestra.
A sentire i fedelissimi, il Cavaliere, che ha trascorso ad Arcore il fine settimana, si sente sotto assedio, non solo della Procura di Milano, ma anche a causa dei segnali lanciati da Emma Marcegaglia a Capri e da Gianfranco Fini il quale annuncia che il gruppo Fli non voterà più leggi ad personam, dunque anche il Lodo Alfano costituzionale. Bordate sono subito partite da Napoli, Lupi e Crosetto. Ma i segnali della tempesta, non solo quella giudiziaria, vengono letti pure nelle parole del segretario Udc, Lorenzo Cesa, il quale ha chiesto le dimissioni del governo, in quanto, dal 1994 ad oggi, mai gli esecutivi guidati da Berlusconi «erano caduti così in basso».
Un sostegno al premier, unica nota positiva, è venuto dalla Lega. Sia con Umberto Bossi che con il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. Quest'ultimo ha detto che nella Lega «non si è parlato di governo tecnico, perché non c'è questa possibilità: ce ne è uno in carica e se questo cade si deve andare al voto». Il «Senatùr», intervenuto con Giulio Tremonti alla festa della zucca che si è svolta a Pecorara, nel Piacentino, si è detto convinto che il governo tecnico «lo fanno per bloccare il federalismo». «Oddio - ha aggiunto - la Lega se la caverebbe perché il Nord muoverebbe delle masse enormi contro il centralismo italiano». Ma per Bossi, con l'inchiesta su Ruby vogliono colpire Berlusconi «per coprire e nascondere i veri scandali del Paese», come il concorso truccato per i notai. In ogni caso, ha affermato che «Berlusconi poteva essere un po' più furbo» e non telefonare personalmente in Questura a Milano. Poteva far fare ad altri la telefonata. «Chiamava me, chiamava Maroni. E' meglio non farla quella scelta lì». Tremonti ha ammonito: «Abbiamo la zucca dura».
Quando ha fatto l'intervista a Bruno Vespa, non c'era alcun caso Ruby e la strada per il premier sembrava appesa al sì dei finiani sullo scudo Alfano. Invece, adesso l'«assedio» a Berlusconi è costituito da vari elementi, generati dal caso Ruby, come lo stop di Marcegaglia, Fini e Cesa. Eppure le parole di Berlusconi, dicono a Palazzo Grazioli, sono sempre di attualità. Non crede che il presidente della Repubblica «potrebbe mai consentire un rovesciamento del risultato elettorale con al governo chi ha perso le elezioni e all'opposizione chi le ha vinte». Il voto anticipato è sconsigliabile, ha poi spiegato, perché di fronte a una crisi economica globale come questa, «da cui ancora» non si è usciti, «le elezioni produrrebbero un danno grave al Paese». Si «scatenerebbe una campagna elettorale con forti contrasti tra le forze politiche». Non va cambiata la legge elettorale (come invece chiedono le opposizioni), perché il «ritorno alle preferenze non farebbe vincere i migliori, ma quelli che hanno maggiori fondi a disposizione». Difende, dunque il premio di maggioranza che dà stabilità ai governi. Elogia il modella del «Tea Party» lanciato dai Repubblicani negli States. «Il sistema americano con due partiti leggeri fuori dalle stagioni del voto, mi ha sempre interessato». Promette che nel Pdl farà così: «Noi pensiamo di procedere nella stessa direzione». Ma l'assenza di reazioni, fa capire quante riserve esistano sull'argomento.