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Pescara, 16/04/2026
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Data: 01/11/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fini, ultimatum al Cavaliere: se è vero faccia un passo indietro «La vicenda imbarazza l'Italia. Interdizione sulle leggi ad personam». La sfida di Fli ad Alemanno e Polverini

ROMA Lì per lì, davanti ai circoli romani di Generazione Italia, che riempiono il cinema Adriano, l'atrio e le balconate, Gianfranco Fini si limita a dirsi «amareggiato per l'immagine che stiamo dando dell'Italia». Ma, dopo l'intervista pubblica con il direttore de "Il Messaggero, Roberto Napoletano, con i suoi ammette che «se fosse vero che il presidente del Consiglio ha telefonato alla Questura di Milano, raccontando che quella ragazza era la nipote di Mubarak, avrebbe il dovere di fare un passo indietro». Dopo giorni di silenzio, arriva, dunque il commento durissimo sul caso Ruby e i parlamentari "futuristi", da Bocchino, a Urso, a Consolo, a Chiara Moroni, a Potito Salatto, si spellano le mani quando il leader, una volta di più, ripete che «la legge è uguale per tutti» e ironicamente aggiunge: «E' un' affermazione di destra o di sinistra? O forse dico una cosa rivoluzionaria, visto che c'è chi resta a bocca aperta».
Certo, c'è anche la storia della casa di Montecarlo. «Non pensa di dovere delle spiegazioni?», è la domanda, alla quale Fini risponde così: il tempo è galantuomo, sono sereno. «Ma si è chiesto come mai risulta indagato nello stesso giorno in cui la Procura ha chiesto l'archiviazione?» E lui: se si decide di rispettare il giudizio della magistratura, non ci si esprime sulle sue decisioni. Ma, al momento, il caso Ruby si impone. E Fini si duole che tenga banco anche all'estero. «Durante la mia visita in Germania non si parlava d'altro, immaginatevi le ironie», racconta il presidente della Camera, che dice di condividere la denuncia della presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: «Ha ragione quando parla di un Paese fermo, bloccato da mille polemiche e reclama dignità da parte della politica». E lancia un'affermazione che rivela quale sia la strategia di "Futuro e libertà": «L'Italia merita di essere rappresentata in modo migliore di quanto non facciano i suoi dirigenti».
Ovviamente, il condizionale sulla vicenda Ruby è d'obbligo. «Se fosse vero, se verrà dimostrato che c'è stata una indebita pressione sulla polizia, o una menzogna, di cosa si potrebbe parlare?- riflette a voce alta- di disinvoltura? Di malcostume? Di un abuso della carica pubblica? Io mi auguro che così non sia, ma se così fosse- insiste- bisognerebbe trarne le conseguenze». E le conseguenze non potrebbero essere che «il passo indietro».
Difficile dire, al momento, se Fini, qualora venisse confermata «l'indebita pressione» sulla polizia, possa arrivare a condividere la mozione di sfiducia nei confronti del premier, o, peggio, a ipotizzare perfino l'appoggio esterno al governo, solo sugli argomenti che fanno strettamente parte del programma, come fa capire il vice presidente della commissione Antimafia, Fabio Granata. Ma, certo, il suo giudizio sull'operato dell'Esecutivo, sull'azione politica del Pdl e su Berlusconi è sempre più duro. E si sostanzierà a fine settimana nella convention nazionale di Futuro e libertà a Perugia, dove i fedelissimi promettono «fuochi artificiali».
Nell'attesa, il presidente della Camera torna a denunciare la condizione «drammatica del Paese, dal punto di vista sociale» e al Pdl dice: «Non si può dire che ci sono i problemi per colpa dei giornali, della sinistra o della magistratura». E al direttore del Messaggero, che gli chiede se «con il potere di interdizione di Fli non si corra il rischio di bloccare l'attività del governo», risponde secco: «Interdizione sul pacchetto fiscale? No, perchè non è stato presentato. Interdizione sul piano per il Mezzogiorno? Nemmeno, perchè non c'è. Interdizioni sulle leggi che servono unicamente al premier? Certo, quella proprio sì». La conclusione è un nuovo affondo: «Sosterremo il governo lealmente, ma a condizione che il premier metta finalmente la testa sui problemi reali perchè non è possibile che si trovino i soldi solo quando la Lega batte il pugno sul tavolo, come ha fatto per difendere duecento ultrà che rivendicavano le quote latte». Se non è un annuncio della sfida finale, poco ci manca.

La sfida di Fli ad Alemanno e Polverini
Molti amministratori all'Adriano. Obiettivo: i gruppi in Comune e Regione

ROMA - Sfida nel cuore di Roma. Nei feudi di coloro che un tempo erano i colonnelli di An. E nel cinema Adriano in cui, ancor prima, si svolgevano gli storici comizi di Almirante e dell'Msi. Due vite fa. Ieri Fini quella sfida, dicono quelli di Futuro e libertà, non l'ha vinta, ma stravinta. Ti spiegano che in sala c'erano tanti giovani, molte famiglie, numerose persone che vengono da un percorso diverso da quello della destra. Sottolineano il monito di Bocchino: «Gli elettori che la destra ha sempre avuto a Roma sono elettori di Fini. Mi fa tristezza vedere che c'è chi gestisce pacchetti di voti dicendo che sono suoi voti». E mettono in fila alcuni numeri con cui Gianni Alemanno e Renata Polverini dovranno ragionare. Al di là delle cifre sui partecipanti («quasi 2.000 persone - rivendica il parlamentare europeo Potito Salatto -, abbiamo dovuto aprire anche le altre sale dell'Adriano»), c'erano oltre 100 amministratori di Roma e del Lazio. Esempi: non è passato inosservato un consigliere regionale di maggioranza, Rocco Pascucci. Lui è stato eletto nella Lista Polverini ma voluto da Lombardo e ha dato vita al gruppo dell'Mpa. «Ho già chiesto all'Udc - racconta - di organizzare un coordinamento del terzo polo. Tenendo conto che presto avremo anche il gruppo di chi aderirà a Futuro e libertà». Su questo il coordinatore regionale di Fli, il sottosegretario Antonio Buonfiglio, è prudente, perché nel Lazio fino ad oggi ha funzionato così: ogni volta che il nome di un consigliere circolava come pronto a passare con Fini, puntuale scattava la nomina che lo faceva desistere. Buonfiglio: «Fra meno di due settimane ci saranno novità. E partiremo con il gruppo di tre consiglieri». Storace minimizza («all'Adriano erano pochissimi e comunque in consiglio regionale dove vogliano andare?»), però conti alla mano Pascucci osserva che un ipotetico terzo polo sarebbe decisivo per le sorti della maggioranza che sostiene la Polverini. Da sapere: fu Fini a volere la sua candidatura, ma - raccontano i finiani - ha avuto in cambio irriconoscenza perché, dopo la manifestazione con Berlusconi di piazza San Giovanni, la Polverini ha diradato le comunicazioni con Fini.
L'avanzata di Futuro e libertà in Campidoglio appare più complessa. Ma il professor Fernando Aiuti, capolista del Pdl alle comunali ammette: «Se non fossi fuori Roma la tentazione di fare un salto all'Adriano l'avrei avuta. Mi sento in grande imbarazzo, in questi giorni, per le notizie che emergono dalla questura di Milano. In grandissimo imbarazzo. Resto leale ad Alemanno, ma vicino anche a Fini. Penso che con questa situazione non si possa proseguire e spero che Alemanno trovi un modo per far uscire da questa impasse il Pdl». Tesi di Aiuti: la rottura di Alemanno con Fini non è così profonda come quella degli altri colonnelli, come Gasparri e Matteoli. E mentre un altro uomo forte della destra romana, Andrea Augello, ha ribadito che non lascia il Pdl, bisogna tornare all'Adriano per comprendere perché Fli sia un'insidia nello scenario romano e laziale fino ad oggi controllato dai tanti capicorrente: limitandosi agli ex An, si ragiona sempre parlando di rampelliani, augelliani, alemanniani, quelli che stanno con Gasparri o con la Meloni. Bene: nel 2011 si voterà in molti enti locali, a partire da Latina. In sala ieri c'erano l'ex sindaco di Latina, Zaccheo, il vicepresidente della Provincia di Latina, De Monaco, l'assessore comunale Taglia di Viterbo, consiglieri anche dai territori di Frosinone e Rieti. Avverte Potito Salatto: «Futuro e libertà nel Lazio ha molti dubbi sulla gestione della Regione e del Comune di Roma. Il piano sanitario e la parentocrazia soffoca Roma, la Regione e il Paese. Sosteniamo Alemanno e la Polverini, ma se non prendono atto della nuova realtà, dovremo agire di conseguenza. Si rischia una guerra fratricida». Cominciata, pare, proprio al Cinema Adriano.

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