Confindustria ormai ha rotto, la Chiesa prende le distanze
Altrove, nelle democrazie i cui leader Berlusconi frequenta, le reazioni stizzite di un capo di governo alle critiche dell'opposizione e dell'opinione pubblica e i suoi tentativi di reprimerle verrebbero definite arroganza del potere. Invece, del tutto noncurante persino della decenza dei suoi comportamenti pubblici e privati, Berlusconi arriva a fare l'elogio del suo stile "gioioso" di vita: la lussuria del potere.
Difficile dire quanto la sregolatezza della sua vita privata stia influendo sulla produttività pubblica del suo governo, ma un collegamento negativo certamente esiste. Molto evidente è lo sgretolamento del blocco sociale che ha sostenuto e alimentato per quasi quindici lunghi anni il berlusconismo. Le ultime gesta, non solo sessuali, del Presidente del Consiglio, ovvero la sua personale telefonata alla questura di Milano, non possono più essere minimizzate dagli esponenti del cattolicesimo italiano. Anzi, non troppo velatamente, persino il Papa ha espresso le sue critiche. L'altro potere forte italiano, vale a dire la Confindustria non riesce più a nascondere la sua profonda insoddisfazione per l'inazione del governo.
Cinque lunghi mesi di assenza del Ministro per lo Sviluppo, nessun disegno di legge in materia, nessuna prospettiva di innovazione e di trasformazione ad opera del governo rendono anche i migliori fra gli industriali meno competitivi rispetto ai loro concorrenti europei e cinesi. Le parole della Presidente Marcegaglia sono state più dure di qualsiasi momento nel recente passato e segnalano la fine di qualsiasi rapporto di collaborazione con un governo che non fa, e che, quando agisce, fa pochissimo e male tanto è vero che l'Italia è il paese a più bassa crescita in Europa.
Il blocco sociale di Berlusconi è composto soprattutto da piccoli e medi industriali, dai lavoratori indipendenti, da tutti coloro che continuano ad odiare i comunisti che non ci sono più, ma anche i loro successori troppo spesso incapaci di andare oltre la critica (e la demonizzazione) del capo del governo. Tuttavia, se i poteri forti lo abbandonano, la sua già limitata capacità di governare si ridurrà ulteriormente. Quanto alle dinamiche politiche, sembra che, da un lato, serpeggi diffuso malcontento all'interno del Pdl, che ha perso un altro importante pezzo con la creazione di un'autonoma "corrente" siciliana ad opera di Miccichè. Molti parlamentari del Pdl cominciano a temere che i loro seggi siano in pericolo. Motivatamente e duramente critico, ma finora piuttosto cauto poiché ha bisogno di tempo per radicare sul territorio il suo movimento Futuro e Libertà, Fini sembra avere sostanzialmente deciso che la situazione sta precipitando in maniera accelerata. Le sue critiche alla politica e al privato, "imbarazzante", del Presidente del Consiglio potrebbero sancire un punto di non ritorno. Preludono ad una adesione dei parlamentari a lui fedeli ad un possibile voto di sfiducia. Questa volta è Berlusconi stesso a mettere in crisi il berlusconismo. La crisi appare irreversibile, e non sarà lunga. Ma neppure indolore.