Le tute blu non accettano di vedere sminuito il valore del più grande stabilimento d'Abruzzo
ATESSA. Le tute blu Fiom della Sevel in via Teulada, negli studi della trasmissione «In mezz'ora» di Lucia Annunziata. Otto rappresentanti della Val di Sangro, tra operai, delegati aziendali e iscritti Fiom con il segretario provinciale, Marco Di Rocco, sono stati invitati ieri in studio con altri delegati Fiom di tutti gli stabilimenti Fiat d'Italia. La Sevel diventa così protagonista della cronaca nazionale, assieme ai racconti di poli industriali di Termini Imerese, Melfi, Pomigliano, Magneti Marelli e Mirafiori.
Operai da una parte all'altra dell'Italia, chiamati dalla Annunziata per rispondere alle dichiarazioni dell'amministratore delegato Fiat Sergio Marchionne. E il caso Sevel è uno di quelli più emblematici. Alla dichiarazione del manager abruzzese - «nemmeno un euro di utile è fatto in Italia» - la Val di Sangro insorge.
«Marchionne è smentito dai fatti» interviene quasi subito Antonio Teti, della rsu Sevel, «lo stabilimento della Val di Sangro, uno dei più grandi d'Italia per numero di dipendenti, nel 2008-2009, ha prodotto utili: 56 milioni nel 2008 e nonostante trenta settimane di cassa integrazione nel 2010 arriva a quasi 3 milioni di utile».
I dati sono stati esaminati da uno studio privato chiesto dalla Fiom provinciale e saranno consegnati domani anche nella redazione mobile del Centro che stazionerà proprio davanti ai cancelli della Val di Sangro.
«Noi produciamo il furgone Ducato» prosegue Teti, «un prodotto che ha quattro anni di vita e che ha subìto la crisi. Ma quest'anno sono state recuperate sessantamila vetture in più. Anche nel 2010 si prevede un utile per la Sevel a dimostrazione che se il prodotto è buono il mercato lo raccoglie sempre bene».
Teti ha anche sottolineato come lo stabilimento della Val di Sangro sia sempre cresciuto nel tempo, da quando nel 1981 si diede avvio alla produzione con duemila dipendenti per arrivare ai 7500 lavoratori del 2008.
«Siamo cresciuti sempre, anche sostenuti dagli accordi sindacali che hanno comportato problemi sul lavoro degli operai», rincara la Rsu davanti alle telecamere della trasmissione di Rai3, «nel 2005 abbiamo sottoscritto un contratto per la stabilizzazione di 1400 precari, oggi invece mille di loro sono andati a casa e non c'è più trattativa».
Emilio Pio Caravaggio, un altro iscritto Fiom della Val di Sangro riporta l'attenzione sui carichi di lavoro. «Il 30 per cento degli operai nella nostra fabbrica è inidoneo», dice, «eliminare ancora dieci minuti di pausa esaspera le condizioni del lavoro». Secondo Caravaggio, ci sono lavoratori che hanno limitazioni fisiche o attitudinali alle mansioni da svolgere e che tuttavia non le vedono rispettate.
«In Sevel si lavora e si produce utile» commenta Marco Di Rocco, raggiunto al telefono, «abbiamo voluto rispondere a Marchionne e dimostrare con i fatti che non accettiamo le sue parole: siamo lo stabilimento più produttivo del gruppo e ne abbiamo le prove».