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Data: 02/11/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Senza pensione 900 lavoratori. Dal 1º gennaio cessa la mobilità lunga, niente reddito per un anno. Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil: il decreto Tremonti penalizza ex dipendenti di aziende del cratere

L'AQUILA. L'emergenza occupazionale continua a stritolare il territorio aquilano. Alle tante vertenze aperte, si aggiungono le ripercussioni delle decisioni del governo. Sono 900, in provincia, i lavoratori in mobilità che da gennaio rischiano di restare un anno senza pensione e quindi senza reddito.
Contro il decreto 78 del ministro Giulio Tremonti - che in Abruzzo coinvolge 3.000 persone - si sono già mosse le organizzazioni sindacali locali e nazionali. L'accordo siglato dalle segreterie generali di Cgil, Cisl e Uil sta producendo iniziative in tutte le regioni.
Il decreto sulle pensioni rischia di tagliare fuori per un anno circa 100mila lavoratori in tutta Italia. La provincia dell'Aquila, già alle prese con una crisi occupazionale senza precedenti, soprattutto nell'area del cratere sismico, è particolarmente colpita.
«Ci sono 900 dipendenti che attualmente stanno usufruendo della mobilità lunga in base alle intese firmate entro il 30 aprile 2010», spiega Sandro Giovarruscio della Cgil, «e che rischiano seriamente, a partire dal 1º gennaio e pur avendo maturato i requisiti per la pensione, di restare per un anno in una sorta di limbo, senza percepire alcun reddito».
«Si tratta», aggiunge, «per la maggior parte di ex dipendenti di aziende che hanno subìto processi di riorganizzazione o che sono andate in amministrazione controllata, come la Finmek».
La finestra di accesso alla pensione, secondo quanto previsto nel decreto, è limitata a 10mila persone in tutta Italia. I sindacati, valutando le pesanti ripercussioni a livello locale, hanno chiesto a Tremonti di modificare la norma.
A chiedere di tenere conto delle diverse realtà territoriali sono anche Fim e Uilm. «Il buco creato dal governo», dice Gino Mattuccilli della Fim-Cisl, «non consentirà l'aggancio diretto alla pensione, all'Aquila, a ben 130 lavoratori della Finmek, a 20 della Cn-System e altri della P&A Service. Una situazione che va senza dubbio sanata».
Clara Ciuca della Uilm ha coinvolto il segretario nazionale della categoria: «Siamo fortemente preoccupati, perché si tratta di un problema nazionale che va ad aggiungersi alla gravissima crisi del territorio. Sollecitiamo un tavolo governativo in grado trovare una soluzione».

VIBAC. Nessuna risposta da Roma sulla vertenza della Vibac. I sindacati tornano a chiedere attenzione sull'azienda di Bazzano che produce imballaggi alimentari e i cui 150 lavoratori sono in cassa integrazione dal mese di aprile. L'attività è completamente ferma, con ripercussioni anche sui 50 addetti dell'indotto.
E il ministero dello Sviluppo economico, nonostante il sollecito arrivato dalla Provincia, ancora non convoca il tavolo governativo.
«Aspettiamo ormai da otto mesi», dice il segretario della Filctem-Cgil, Francesco Marrelli, «la presentazione del piano industriale. Ci sono 150 lavoratori che vivono con 800 euro di cassa integrazione e non ce la fanno ad arrivare alla fine del mese. L'8 ottobre è stato firmato un verbale in cui, con l'appoggio del presidente Antonio Del Corvo, si richiedeva l'immediata convocazione di un tavolo a Roma. Ma non è arrivata nessuna risposta. E la cassa integrazione scade a dicembre».

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