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Pescara, 16/04/2026
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Data: 02/11/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Prostituzione, Ruby nota già dal 2009. Cosa accadde la notte del rilascio? L'ex questore Indolfi interrogato dal pm Boccassini

ROMA. Sono due i filoni di inchiesta sulla prostituzione sotto la lente della procura di Milano, mentre il procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini sta cercando di dipanare l'intricata matassa dei fatti accaduti in questura la notte tra il 27 e il 28 maggio scorso. Ieri è stato interrogato l'ex questore, mercoledì dovrebbe toccare proprio a Ruby che ieri ha festeggiato i suoi 18 anni.
Le inchieste. La procura di Milano procede celermente per chiarire le responsabilità su quanto accaduto la sera del 27 maggio. Intanto però si è appreso ieri di un'altra inchiesta in cui il nome di Ruby compare fin dal 2009. In questo filone sarebbero indagati Lele Mora e Nicole Minetti, sott'inchiesta con Emilio Fede anche nel secondo filone (favoreggiamento della prostituzione), che ha preso il via dopo i racconti della ragazza sulle feste nelle ville del premier. La "nuova" indagine riguarda invece un giro di escort a Milano, coordinato da personaggi noti e meno noti, con incontri in hotel di lusso. Il nome di Ruby compare perché sono stati accertati suoi incontri con imprenditori, e Ruby, ascoltata dagli inquirenti, avrebbe riferito elementi molto importanti.
Gli interrogatori. E siamo al 27 maggio. L'ex questore Vincenzo Indolfi, che quella sera pressato dalle telefonate di Berlusconi e del suo caposcorta, dette il via libera all'affidamento di Karima El Mharoung, in arte Ruby "Rubacuori", alla consigliera regionale del Pdl Nicole Minetti, è stato ascoltato come testimone. Con la Boccassini era presente anche il pm Antonio Sangermano che la affianca. Confronto molto duro, ma subito smentite le voci secondo cui Indolfi sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati. Bocche cucite dopo due ore e un quarto di domande, quando cioè l'ex questore si è allontanato dagli uffici di polizia giudiziaria su una Jaguar. Ma pare scontato che sua la versione abbia ricalcato quelle già rese dal capo di gabinetto della questura, Pietro Ostuni, e dal commissario capo Giorgia Iafrate. Quest'ultima in particolar modo avrebbe ribadito che quella sera, dopo le pressioni di Berlusconi, con il magistrato Annamaria Fiorillo della procura dei minori era stato trovato l'accordo per l'affidamento alla Minetti. Ruby invece sarà ascoltata domani, anche se il suo avvocato, Massimo Dinoia, ha smentito che sia stata fissata una data. Probabile che si prosegua con il pm Fiorillo e altro personale della questura di turno quella sera.
I punti oscuri. Numerosi i passaggi ancora da chiarire. Di certo, ed è quasi un paradosso, ci sono le telefonate fatte da Berlusconi per spiegare al capo di gabinetto che la ragazza fermata doveva essere rilasciata perché nipote del presidente egiziano Mubarak. Una balla colossale riportata nei rapporti della polizia. Il resto è palude. In primis le versioni contrastanti tra questura e uffici dei minori. Il pm Fiorillo e il procuratore capo Frediani non arretrano («fu disposto che la ragazza venisse affidata a una comunità protetta»), ma restano aspetti da chiarire. Perché - come si è chiesto il prefetto Manganelli - quando il 14 giugno (due settimane dopo) è stata trasmessa al tribunale dei minori la relazione finale in cui era scritto che Ruby era andata via dalla questura con la Minetti, i magistrati non hanno avuto niente da eccepire? E perché Ruby è stata indagata dalla stessa procura dei minori solo questa settimana per il sospetto furto in un centro estetico (3mila euro) che l'aveva condotta in questura il 27 maggio? Domande per ora senza risposta. Come è da chiarire, da parte della questura, quanto comunicato al ministro Maroni: «Nelle comunità di Milano non c'era posto per Ruby». Un'inchiesta del Corriere della Sera ha invece dimostrato il contrario. Di posti ce n'erano. Non solo: quella sera non risultano telefonate dalla questura alle comunità.

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