Quelli dell'Asstra, l'associazione degli enti che si occupano di trasporto locale, si sono ormai dati alla manualistica. Per garantire il servizio ai 15 milioni di clienti quotidiani, hanno dovuto inventarsi un libretto di istruzioni da consegnare a tutti i prefetti d'Italia: leggi, tabelle, circolari. Perché gestire oggi il trasporto locale è diventata una questione di ordine pubblico. CON UNA FLOTTA di 37 mila mezzi tra bus, tram e treni regionali, Asstra rappresenta il 95 per cento del trasporto urbano, il 75 per cento di quello extraurbano. E mai si era vista una situazione tanto critica: "Sta succedendo una cosa molto semplice - spiega Guido Del Mese, direttore Asstra - non riusciamo più ad assicurare i nostri mezzi perché i premi richiesti dalle compagnie sono lievitati a dismisura. Da nord a sud le società di trasporto vedono andare deserte le gare, nessuno si presenta per il prezzo base, che è quello dell'anno prima. A quel punto si cerca di riformulare l'accordo con l'agenzia titolare del rapporto in scadenza ma ci si sente sparare cifre da capogiro". A Salerno la polizza per un bus è schizzata da 7 mila a 28 mila euro l'anno. A Padova il prefetto è riuscito a far chiudere l'accordo tra le parti, ma l'aumento è arrivato comunque all'80 per cento, mentre a Taranto e Ancona ci hanno guadagnato le aziende spuntando sconti notevoli. A Napoli, Bari, Nuoro e Palermo sono stati aperti tavoli e si procede di proroga in proroga mentre i funzionari prefettizi tentano di raccapezzarsi tra una selva di norme e misteri conta bili. "Le assicurazioni -denuncia Gabriella Gherardi, Risk manager Asstra - hanno l'obbligo di contrarre ma una notevole libertà di fissare il premio. Spesso le compagnie ritengono di poter chiedere qualsiasi cifra, ma esiste uno spazio preciso entro cui agire. I prefetti li coinvolgiamo proprio per avere la possibilità di bloccare richieste indebite. Se una compagnia non espleta la propria funzione rischia multe, e il ritiro della licenza. Ma senza il supporto di un'autorità terza è difficile trattare alla pari". LA LINEA di difesa delle compagnie è quella che ha portato l'Ina (Gruppo Generali) a disdettare migliaia di contratti per Rc auto nel sud Italia. Spiega una nota Ina: "Non si può tacere l'esistenza di gravi fenomeni fraudolenti nel mondo assicurativo che emergono con particolare intensità in alcune aree del Paese, e che distorcono in modo significativo l'andamento della gestione assicurativa". Per questo una circolare diramata lo scorso agosto impone che a partire da ottobre 2010 nelle agenzie di Puglia, Calabria e Campania con profitti inferiori al 30 per cento inizi una campagna di disdette dei contratti svincolata dai curricula degli automobilisti: virtuosi o no, niente più polizza. Il presidente dell'Isvap, l'autorità di controllo sulle assicurazioni, non ha apprezzato l'iniziativa annunciando l'apertura di un'istruttoria. "E' un comportamento gravissimo - commenta Antonio Lirosi, responsabile consumatori del Pd - le grandi imprese assicurative decidono unilateralmente di fare i profitti soltanto al centro e al nord senza rischiare al sud, il ministro Tremonti rischia di dover creare le assicurazioni del sud, altrimenti migliaia di cittadini non potranno più adempiere all'obbligo della Rc auto". In effetti Tremonti un ruolo potrebbe averlo in questa storia. L'ultima Finanziaria ha fissato una stretta sulle assicurazioni (con la tassazione della riserva matematica nel settore vita): "Le compagnie devono trovare al volo 400 milioni di euro - dice Gabriella Gherardi di Asstra- ma noi non possiamo sopportare un peso così, soprattutto ora che il governo taglia i trasferimenti agli enti locali. Prima spendevamo 200 milioni l'anno per le assicurazioni, se il trend degli ultimi mesi si confermasse per il 2011 ne servirebbero almeno il doppio. Senza un punto d'equilibrio molti dovranno fermare tutto e portare i libri in tr ibunale". E'già successo il 16 ottobre scorso. Non a Napoli ma in Lombardia: la Sila ha lasciato nei garage i suoi bus perché era scaduta l'assicurazione. Diecimila studenti tra Lodi, Milano e Pavia sono rimasti a piedi, la società è fallita.