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Pescara, 16/04/2026
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Data: 03/11/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi: meglio le belle ragazze che essere omosessuali. E' bufera. Carfagna: fatto tanto, battute da evitare. Vendola: lasci con decoro (Guarda il video)

MILANO - L'ufficio stampa del "Salone del Motociclo" invia un comunicato promettente: «Oggi, 2 novembre, l'inaugurazione di un Salone pieno di sorprese». La prima sorpresa è l'arrivo di Berlusconi, che avendo impellente bisogno di una tribuna si precipita alla Fiera di Milano-Rho dove non era atteso. La seconda sorpresa sono le parole del premier che, messo alle strette dal caso Ruby, prova a cavarsela così: «Meglio ammirare le belle ragazze che essere gay».
Una brutta sorpresa, pensa la platea di imprenditori delle due ruote che accoglie la battuta con un gelo feroce. Una sorpresa pessima pensa il mondo politico (di destra, di sinistra, nazionale e internazionale) che accoglie l'uscita del Cavaliere come il segno di un decadimento inequivocabile se e vero, come è vero, che pure un fedelissimo come Capezzone è costretto a parlare di una «infelice espressione detta sotto pressione».
Malgrado il sorriso ostentato, è un Berlusconi nero di livore quello che si presenta alla Fiera. Parla per cinque minuti appena, e in cinque minuti riesce a riempire un'enciclopedia. In onore degli ospiti dovrebbe parlare di moto, di economia, di sviluppo. Ma è ad altro che pensa. Esordisce invitando un amico al palco e prova a metterla sul ridere: «Senti, ho una ragazza da sistemare e forse tu potresti darmi una mano: si chiama Ruby». A ridere sono in pochi, la rabbia del premier cresce. Elogia il governo, annuncia la soluzione dell'emergenza pattume a Napoli («che è tutta colpa della Jervolino»), assicura che il governo reggerà fino al 2013: ma la platea rimane freddina.
E poi l'ennesimo attacco ai giornali: «Non comprateli più, vi imbrogliano» dice con fare perentorio. Ovviamente è il caso della giovane marocchina spacciata per nipote di Mubarak che lo tormenta: «Su questa vicenda hanno scatenato una tempesta di carta, io non ho fatto altro che compiere un gesto di solidarietà». Parole già sentite, ma stavolta sono solo il prologo per lo slogan studiato (anche in chiave pre-elettorale?) per la giornata: «Mi accusano di guardare in faccia qualche bella ragazza... ma meglio essere appassionati di belle ragazze che essere gay».
Tutt'intorno il gelo, appunto. Fuori la tempesta. Non di carta, ma di reazioni. Niki Vendola definisce il premier smodato e patetico: «Sei l'uomo più potente d'Italia, dovresti sentire l'assillo di essere un esempio, una guida politica e morale. Hai scelto invece di vestire i panni di un Sultano d'Occidente». Per Enrico Letta «non c'è fine al peggio». Silenziosa la Lega, imbarazzati i piediellini come Mara Carfagna, ministra delle Pari Opportunità: «Una battuta che rischia di cancellare quanto il governo fa di in tema di pari dignità». Renata Polverini prende le distanze. I finiani vanno giù duro, come il vice-ministro Urso: «L'ennesima brutta figura per l'Italia». Infatti i giornali di tutto il mondo già ne parlano, scandalizzati. L'Aricgay improvvisa una manifestazione a Roma, a Bologna srotolano uno striscione così: «Meglio essere gay che Berlusconi».
Il quale ha ancora tempo per la seconda delle sue ossessioni: i magistrati «vero macigno sulla strada dell'Italia». E, incurante di una legge al proposito che giace nelle segrete del Parlamento, annuncia un nuovo disegno di legge sulle intercettazioni: «Saranno consentite solo per indagini di terrorismo, mafia e pedofilia. E i giornali che le pubblicano potranno chiuderanno da 3 a 30 giorni». Pare più che altro un messaggio rivolto ai finiani, visto che sulle intercettazioni non ci vogliono sentire. E pare un annuncio di rottura imminente.

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