Il sindacato chiede subito un tavolo di confronto con la Regione: anche Ortona fa parte dell'Abruzzo
ORTONA. La di Cgil Ortona che segue la crisi di Iniziative Industriali, del Gruppo Cosmi di Ravenna, si appella alle istituzioni, anche direttamente al governatore Gianni Chiodi, per sollecitare la riconvocazione, al più presto, del tavolo con: proprietà, sindacati, Comune, Provincia e, soprattutto, Regione. L'oggetto della discussione rimane: il piano di ristrutturazione aziendale che prevede il trasferimento di 23 dipendenti verso le sedi di Ravenna e Viggiano dove si concentrano le attività dell'Eni.
Le rsu chiedono di discutere sulla parte economica di questo trasferimento di personale e anche di dare le massime garanzie per tutti i lavoratori, 116, almeno per due anni. Ma, soprattutto, le parti interessate devono ancora capire se «ci sono le condizioni per scongiurare la chiusura di un altro sito industriale a Ortona». La data del tavolo con la Regione non è ancora arrivata e i sindacati premono per il nuovo incontro.
«A tutt'oggi non abbiamo nessuna notizia della riconvocazione della riunione», tuona Enea de Archangelis, responsabile della Cgil Ortona-Francavilla, «vogliamo gridare al presidente Gianni Chiodi che Ortona e la sua popolazione fanno parte dell'Abruzzo e che lui porta la responsabilità politica e amministrativa anche di questo territorio». Il sindacalista lis rincara la dose, denunciando «l'assenza di peso politico delle istituzioni che sembrano oggi combattere contro i mulini a vento senza un disegno strategico e incapaci di restituire anche una semplice speranza per il futuro ai nostri giovani».
Tutto questo in uno scenario di crisi che, «se è vero che coinvolge l'intero Abruzzo, per il territorio Ortonese la stessa assume le caratteristiche di una vera tragedia epocale per quanto riguarda l'occupazione e gli insediamenti industriali», aggiunge de Archagelis. Il sindacalista ricorda anche ciò che è emerso nello scorso tavolo: «la proprietà ha sostenuto che in questa Regione non vi sono né politiche energetiche, né industriali e quindi men che meno progetti veri per contrastare la crisi e rilanciare il sistema industriale, mentre noi abbiamo evidenziato che questo territorio sta pagando un prezzo alla crisi pesantissimo che viene da lontano, ossia da quando da un giorno all'altro abbiamo perso la direzione Agip».