Ha ottenuto il 79,1% dei voti del comitato direttivo Dialogo con Cisl e Uil, non escluso lo sciopero generale
Voto contrario della Fiom «Contrattazione ma non accordi separati»
ROMA. Susanna Camusso è la prima donna chiamata a guidare la Cgil: è stata eletta dal comitato direttivo del sindacato col 79,1% di voti a favore e il 13,35 di contrari. Succede a Guglielmo Epifani che lascia l'incarico dopo 8 anni, come prevede lo Statuto, per approdare alla guida dell'Istituto Bruno Trentin che coordina l'Isf, istituto di formazione, l'Ires e la Fondazione Di Vittorio.
Un'elezione scontata che ha messo d'accordo le componenti della maggioranza vincitrice del congresso nazionale di Rimini ma non la minoranza, con forte presenza di esponenti Fiom che, infatti hanno votato contro. Ma un 20% di diffidenza era scontato per la Camusso che nella sua prima dichiarazione da segretaria ammette che si aspettava un «dato inferiore». Quel 79,1% di sì è comunque al di sotto dell'83% della maggioranza ottenuta da Epifani al congresso della scorsa primavera. Il primo augurio è arrivato proprio dal segretario uscente: con l'elezione di una donna alla guida del più forte sindacato italiano «si è superato un ritardo inaccettabile», specchio di una società dove per le donne che lavorano «è tutto più difficile». Comunque, ha concluso Epifani, «sarà una grande segretaria della Cgil, sarà la mia segretaria».
E lei nelle dichiarazioni programmatiche assicura che sarà la segretaria di tutti con la volontà di superare le contrapposizioni perché «non è utile l'opposizione interna» favorendo invece la «condivisione dei programmi». Ma se Marcegaglia, Sacconi e Bonanni si aspettano una «svolta» nei rapporti, lei precisa puntigliosamente - a costo di deludere gli interlocutori - che non ci sarà un'inversione di rotta nell'azione e nell'atteggiamento della Cgil. Anzitutto nel giudizio sul governo che, denuncia, «ha reso l'occupazione un'emergenza davvero straordinaria». Perchè l'esecutivo Berlusconi ha dato in due anni «attenzione solo debito pubblico e al rigore dei conti senza affrontare la necessità di redistribuzione innanzitutto fiscale». Due anni «solo apparentemente dedicati all'immunità» del premier ma in realtà utilizzati per praticare «una politica di profonda divisione del Paese» oltre che allo «smantellamento dei diritti». Ma con Cisl e Uil c'è l'impegno, quasi una necessità, di riannodare i fili del dialogo.
La Cgil resta dunque in campo e prepara la manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 27 novembre e che segue quella del 16 ottobre della Fiom. Dopo quella data, spiega la nuova segretaria, si valuterà «come continuare, sulla base delle risposte che verranno» immaginando anche «lo sciopero generale». La Cgil di Susanna Camusso sarà attenta alla contrattazione contro la quale «si è scatenato l'attacco più brutale di governo e controparti» a partire «dall'accordo separato sul modello contrattuale, al blocco dei contratti pubblici». Conferma una linea che, ammette, è stata in difesa ma che deve puntare al negoziato e alla contrattazione.