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Pescara, 16/04/2026
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Data: 04/11/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il direttivo Cgil ha eletto la prima donna segretario con il 79,1% dei voti. Camusso: «La Fiom non resti in trincea ma faccia proposte»

«Fiat colleziona solo problemi, la crisi non si supera tagliando i diritti»

ROMA La vedi sul palco, gli occhi lucidi nascosti dietro quel mazzo di rose rosse, e immagini tutta la timidezza del mondo. Le prime parole sembrano confermare l'impressione: «Sarà un'avventura difficile...». Susanna Camusso, ottavo segretario generale della Cgil, prima donna nella storia del più potente sindacato italiano, è invece personaggio assai determinato che seguirà la linea di Guglielmo Epifani, imprimendo però alla confederazione un proprio passo: sì al riformismo, ma senza derogare dai diritti. A votarla il 79,1% dei membri del direttivo (125 "sì", 21 voti contrari e 12 astenuti). Standing ovation. «Sarò il segretario di tutti», ma in effetti una buona fetta della Fiom ha già preso le distanze. Per Gianni Rinaldini, ex leader delle "tute blu" «manca il pluralismo interno».
Nel pomeriggio colloquio con alcuni esponenti della stampa. E proprio sulla Fiom, il neo segretario, ha voluto puntualizzare: «Non è una spina nel fianco della Cgil, ma una categoria che ha un forte profilo identitario. Però dico che solo difendere il passato non basta, sbagliato chiudersi in trincea. Ci vogliono anche delle proposte». Dai metalmeccanici alla Fiat, a Sergio Marchionne il passo è breve, automatico. «Il Lingotto colleziona solo problemi e si possono produrre altre rotture. E' chiaro che stiamo parlando della più grande industria del Paese e per questo vogliamo conoscerne i piani per discuterli. La crisi dell'auto non è che si risolve riducendo i diritti dei lavoratori». Chiaro riferimento al caso Pomigliano e, più in generale, alla deroghe contrattuali. Ed a chi le fa notare che l'intesa porterà soldi ai lavoratori, replica: «Sono soldi che verranno dal taglio dei riposi e dal lavoro notturno». E Marchionne? «Mi è sembrato di notare un certo disprezzo per suoi dipendenti quando ha detto "io guadagno tanto, però lavoro tanto...perché gli altri non lavorano?». Critiche ad alzo zero sul governo: «In due anni e mezzo ha fatto di peggio e di più. Con noi non si è mai confrontato, in compenso ha trattato clandestinamente con gli altri». Allora, forse, sarebbe meglio che andasse a casa? Susanna non spreca un nanosecondo per rispondere: «Un governo deve governare, però in questo caso più governa e più danni fa». Magari l'ideale sarebbe un esecutivo tecnico? «Sta al presidente della Repubblica decidere nel rispetto della Costituzione».
E poi l'immancabile, banale domanda sull'unità sindacale. «Dobbiamo individuare tutti insieme nuove regole a partire dalla rappresentanza». Va be' questo è l'ottimismo della ragione. «Dico - sospira Susanna - che sono combattuta: abbiamo tante cose che ci dividono da Cisl, Uil, Ugl ma insieme a loro abbiamo firmato anche tanti accordi. Cinquanta e cinquanta». L'otto novembre esordio ufficiale al tavolo sul pubblico impiego; poi il 27 manifestazione a piazza San Giovanni. Lo sciopero? «Non è un'arma che ci piace usare, ma il conflitto è uno strumento, non un fine. E questo Paese ha perso la capacità di indignarsi. Deve ritrovarla».
Tanti messaggi di auguri per Susanna. La maggior parte auspica una «svolta». Ride il segretario generale, leggendo le agenzie. Chissà quale svolta? Congratulazioni dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. Naturalmente da Raffale Bonanni, Luigi Angeletti, Giovanni Centrella. Dal presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, la prima first lady del sindacato italiano. «Ci auguriamo - dice Confindustria in una nota - che il suo mandato possa tradursi in uno spirito di collaborazione tra tutte le parti sociali». Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, vuole immaginare che «qualcosa cambi. Spero che ci sia una maggiore disponibilità alla mediazione». Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, si dice «convinto che la freschezza e l'energia di una donna porteranno qualcosa di nuovo nel mondo del lavoro».

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