MILANO - Il governo è stato battuto in commissione Bilancio alla Camera su un emendamento alla legge di Stabilità presentato dall'Mpa ed identico ad uno dell'Udc che sopprime una norma sull'utilizzo dei fondi Fas da parte delle regioni per i trasporti pubblici locali e le spese sanitarie ospedaliere.
ASSE FLI-OPPOSIZIONI - Il provvedimento, su cui c'era il parere contrario del governo, è stato approvato con 24 voti: 20 delle opposizioni, tre di Futuro e Libertà e uno dell'Mpa. La maggioranza si è fermata a quota 22. «Si spostavano risorse dagli investimenti alla spesa corrente predisponendo un uso improprio dei fondi Fas- dice Massimo Vannucci del Pd- al di là del contenuto, poi, il voto di oggi è la giusta reazione ad una legge di stabilità in cui c'è scritto poco o niente e si pretende che sia pure intoccabile. Si è espressa l'insofferenza del Parlamento verso l'arroganza del governo». Mercoledì c'era stata una riunione dei deputati del terzo polo (Fli, Mpa, Udc, Api) al termine della quale si erano espresse al governo le riserve dei "terzisti" su questo e altri punti della legge di stabilità. Il voto odierno è la reazione alla risposta negativa venuta dal governo. Durissimo il giudizio dell'opposizione. «La situazione del governo è di una gravità ormai insanabile», ha commentato Antonio Borghesi, vice capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera. «Ci auguriamo che alla ripresa dei lavori della commissione il governo annunci le sue dimissioni. Sarebbe la cosa migliore, visto che su altri emendamenti si prospetta lo stesso esito», ha aggiunto.
LA TESI DEL COMPLOTTO - Per il capogruppo del Pd in commissione Bilancio, Pierpaolo Baretta, quel che è avvenuto con l'emendamento sui fondi Fas, con l'esecutivo che è andato sotto, è «un incidente provocato» che avvalora la tesi del complotto portato avanti dal ministro Giulio Tremonti ai danni di Berlusconi. «un incidente provocato». Per Massimo Vannucci la dimostrazione sta nel fatto che è «un incidente grave politicamente più che tecnicamente». Qualcuno si stupisce che l'esecutivo venga battuto sotto gli occhi del presidente leghista della commissione, Giancarlo Giorgetti e del relatore del provvedimento, Marco Milanese, uomini vicinissimi a Tremonti che difficilmente si fanno mettere in un angolo a livello parlamentare. Soprattutto in un giorno come questo, dove era evidente che andare al voto in commissione significava, appunto, andare sotto.