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Pescara, 16/04/2026
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Data: 05/11/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Finanziaria, governo battuto. I finiani votano con l'opposizione su un emendamento contro i tagli ai fondi Fas per il Sud

Tremonti apre: anticipiamo il decreto sullo sviluppo

Un emendamento contro i tagli ai fondi Fas per il Sud, testo simile a quello dell'Udc, sul quale c'è stata convergenza totale e compatta di tutta l'opposizione, e al momento del voto la maggioranza è andata sotto e la minoranza sopra. Risultato: se il governo poteva contare in partenza su 26 voti contro 20, con il passaggio dei futuristi e dell'esponente Mpa dall'altra parte, la maggioranza non è stata più tale ed è stata infilzata. Di qua Pdl e Lega, di là Udc, Mpa, finiani, Pd e Idv: 24 a 22. La maggioranza alternativa è servita. Un altro governo è possibile. Chiamalo, se vuoi, ribaltone. Silvio Berlusconi non aveva neanche finito di concionare davanti alla direzione del Pdl proponendo al Fli un nuovo, ennesimo patto di legislatura oppure alle urne, ed ecco che gli interlocutori hanno risposto con un bellicoso bunga bunga parlamentare, bocciando l'appello ritenuto peloso assai del premier.
Era dalla sera prima che i terzopolisti preparavano la mossa. Si erano visti, riuniti, avevano concordato gli emendamenti, si erano preparati. Emblematico anche il profilo del testo, favorevole alle regioni del Sud con conseguente sgambetto ai leghisti, con i finiani tra i più determinati a presentarlo, a tenerlo fermo e a votarlo con le opposizioni. Ma a scrutinio chiuso e a risultato verificato, si sono aperte le interpretazioni politiche. Il governo sapeva che si era formata quella inedita maggioranza, non si è trattato di un blitz inaspettato e a sorpresa. Dunque? Il sospetto è che il partito delle urne subito abbia giocato al gatto col topo favorendo il "fattaccio". «E' un incidente provocato dal ministro Tremonti», giura Paolo Baretta capogruppo del Pd in commissione. E poco dopo il leghista Giancarlo Giorgetti di fatto avallava questa interpretazione: «Prima o poi si doveva votare, avevamo già rinviato un paio di volte, se c'è gente determinata a votare contro non può che finire così». «Ma no ma no, sono andati sotto e basta, noi del Pd siamo più che soddisfatti, la spina stanno cominciando a staccarla sul serio», è la tesi di Sergio D'Antoni tra i protagonisti del blitz annunciato. I terzopolisti appaiono determinatissimi. Hanno in serbo altri emendamenti, quindi altri bunga bunga in commissione, su temi quali ricerca, università e informazione Rai, argomenti indigesti alla maggioranza e comunque in grado di provocare forti mal di pancia. E non si azzardi il governo a porre la fiducia, sarebbe una toppa peggiore del buco. «Faremmo le barricate», annuncia l'udicino Gianluca Galletti, «non si può violare la volontà del Parlamento». Ma in serata il ministro dell'Economia Giulio Tremonti interviene in commissione e propone di «fermare gli orologi» e apre alle opposizioni. Tremonti ha ricordato: «Oggi (ieri, ndr) il premier ha anticipato il testo del decreto che era programmato per il 16 novembre. Il decreto avrebbe contenuto il finanziamento per gli ammortizzatori sociali, la proroga dei contratti di produttività, l'università e altri interventi per il fabbisogno residenziale. A quel testo abbiamo lavorato in questi giorni per articolarne il contenuto. L'ipotesi che potremmo fare è quella di sospendere e fermare l'orologio qua. Possiamo immaginare un emendamento o un corpo di emendamenti che contenga la bozza del decreto sullo sviluppo che può essere inserita nella legge di stabilità».

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