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Pescara, 16/04/2026
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Data: 05/11/2010
Testata giornalistica: Il Tempo - Edizione Abruzzo
Ricostruzione a l'Aquila. Tre imprese legate alla 'ndrangheta. Bocche cucite da parte degli investigatori che mantengono il riserbo

La Procura distrettuale antimafia dell'Aquila ha scoperto e bloccato l'attività di tre imprese che sarebbero colluse con la 'ndrangheta impegnate nella ricostruzione post terremoto. Si tratta di una impresa del sud, probabilmente campana, e di due del nord: secondo quanto si è appreso da fonti della procura, sull'azienda del sud ci sarebbero chiari indizi sui collegamenti con la 'ndrangheta, meno schiaccianti gli elementi, ma comunque sostanziosi i riscontri, sulle due del nord. Le indagini hanno portato anche a effettuare sequestri nelle sedi delle società. Sull'operazione viene mantenuto il più stretto riserbo e non sono trapelati altri particolari. «Siamo sempre all'erta, non abbassiamo mai la guardia perchè il pericolo di infiltrazioni nel più grande cantiere d'Europa è sempre molto alto - spiegano fonti della procura distrettuale antimafia dell'Aquila -, abbiamo scoperto tre imprese «sporche», ora stiamo approfondendo i controlli incrociati per confermare indizi sui legami con la 'ndrangheta che comunque sembrano abbastanza chiari». La Procura subito dopo il terremoto ha aperto un filone sulle eventuali infiltrazioni mafiose nella ricostruzione post terremoto. Insieme al procuratore capo, Alfredo Rossini, opera il sostituto Olga Capasso, magistrato della direzione nazionale antimafia. Il procuratore distrettuale antimafia dell'Aquila, Alfredo Rossini, ha chiesto ai colleghi di Reggio Calabria gli atti dell'inchiesta sulla 'ndrangheta che ha portato a sgominare la cosca Borghetto-Caridi-Zindato, con l'arresto di 34 persone, e alla scoperta di tracce evidenti di infiltrazioni dell'organizzazione mafiosa calabrese negli appalti per la ricostruzione post-terremoto. Il procuratore capo ha sottolineato che la procura distrettuale antimafia sta valutando la posizione del 33enne piccolo imprenditore aquilano Stefano Biasini, che al momento non è indagato, ma che, da quanto emerso dalle intercettazioni della procura calabrese, sarebbe il gancio aquilano di uomini collusi con la 'ndrangheta. Biasini è amministratore unico e proprietario del 50% delle quote della ditta Tesi costruzioni, che ha sede all'Aquila in via Pescara. Stando all'accusa, l'altro 50% sarebbe di Gattuso, sempre per conto di Caridi.

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