«Non possono scegliere l'appoggio esterno perché hanno già una presidenza di commissione»
PESCARA. «Fli deve fare chiarezza prima di formulare richieste. Credo che i vertici siano molto confusi dopo il tourbillon di coordinatori regionali che peraltro poco ci può appassionare». E' il vice coordinatore regionale del Pdl, il senatore Fabrizio Di Stefano, a rispondere seccamente all'annuncio fatto dal neo vice coordinatore di Fli, il consigliere regionale Emilio Nasuti.
Secondo Nasuti il partito di Fini potrebbe anche optare per un appoggio esterno al governo regionale rinunciando alla richiesta di un assessorato. Questo, considerato che Fli non è presente nell'esecutivo dopo il ritorno al Pdl del finiano della prima ora Alfredo Castiglione, vice presidente della giunta, in polemica contro la nomina nel ruolo di coordinatore regionale del parlamentare Giampiero Catone, poi rimosso dagli stessi vertici romani che lo avevano investito e sostituito con il parlamentare Daniele Toto. E' bastata una uscita dei finiani il giorno dopo la soluzione della crisi interna innescata dalla scelta di Catone, per far capire che le prove tecniche di dialogo, peraltro a distanza, tra Pdl e Fli sono molto difficili. «Se Fli vuole fare l'appoggio esterno non deve chiedere l'assessorato, se lo chiede, considerando che hanno già una presidenza di una commissione, non possono optare per l'appoggio esterno», risponde Di Stefano. La sua replica testimonia come i rapporti tra il partito più forte della coalizione di centrodestra (23 consiglieri) e gli ultimi arrivati (2 consiglieri) continuino ad essere freddi: di conseguenza, trovare una intesa programmatica non sarà una passeggiata.
Un problema in più per il presidente della giunta regionale, Gianni Chiodi, impegnato, oltre che alla ricerca della compattezza della coalizione, a trovare la quadratura per operare un rimpasto atteso da molti, il cui continuo rinvio lo sta isolando anche in seno al Pdl. Un governatore che evita polemiche (non a caso ai finiani ha risposto il partito con l'intervento di Di Stefano) ma che non chiarendo questioni che portano la sua firma - vedi il caso Castiglione, tornato all'ovile con le stesse cariche - corre il rischio di provocare una bufera nel gruppo consiliare del Pdl dove i malumori sono tangibili anche per il rapporto non splendido con la giunta.
Un momento di chiarimento è atteso nella riunione del gruppo del Pdl fissato per lunedì a Pescara, dopo il rinvio di qualche giorno fa. Saranno presenti il coordinatore regionale, il senatore Filippo Piccone, e lo stesso Di Stefano, non d'accordo con Chiodi su più questioni a partire dall'allungarsi dei tempi sul rimpasto necessario per rimpiazzare i due assessori, Lanfranco Venturoni e Daniela Stati.
Anche se i toni con cui Di Stefano presenta la riunione di lunedì sono distensivi: «La giunta è monca e va riportata a regime. Il passaggio di lunedì è teso anche a sentire gli umori del gruppo consiliare che a mio avviso deve essere sempre più centrale nella macchina amministrativa della Regione. Naturalmente parleremo con Chiodi al quale spetta giustamente l'ultima parola». E il caso Castiglione, al quale molti consiglieri chiedono le scuse e la rinuncia alla vice presidenza? «Anche su questo», risponde Di Stefano, «è bene sentire prima il gruppo. E' chiaro che in questa fase va anche prima fatta chiarezza dal punto di vista politico su chi è in maggioranza e chi dà l'appoggio esterno per poi fare le scelte amministrative».