Iscriviti OnLine
 

Pescara, 15/05/2026
Visitatore n. 753.986



Data: 19/10/2006
Testata giornalistica: Il Centro
Il treno aveva già avuto problemi ai freni. Indagato il macchinista ma l'inchiesta si concentra sui sistemi di sicurezza

Formata anche una commissione ministeriale

ROMA. iorno dopo della metro A comincia alle 8, quando i cancelli delle stazioni riaprono. Vigili del fuoco e operai della società Metro hanno lavorato tutta la notte per sgombrare i binari dai due convogli, nuovi fino a ieri mattina, oggi ridotti a un rottame.
I treni, vecchi e nuovi riprendono il viaggio saltando Piazza Vittorio, chiusa per facilitare le indagini. Sulla banchina non c'è più alcun segno visibile del disastro dell'altro giorno.
Tornano i pendolari mentre le indagini fanno registrare i primi atti formali: sequestri, informazioni di garanzia, interrogatori. Per ora sul registro della procura di Roma c'è un solo nome, quello del macchinista uscito quasi incolume dallo schianto.
I treni coinvolti nel tamponamento sono stati trainati nel deposito Anagnina, a disposizione dei magistrati. I bagagli e gli oggetti abbandonati dai passeggeri in fuga sono stati raccolti e ordinati nell'atrio del commissariato di Via Petrarca. Chi vuole può passare a ritirarli, senza tante formalità. Al policlinico Casilino, i carabinieri hanno consegnato un'informazione di garanzia ad Angelo Tomei, il macchinista del treno finito sulla coda di quello che lo precedeva. L'uomo sta più male per lo shock che per le ferite riportate, guaribili in una decina di giorni.
«Un atto dovuto», ha spiegato in procura il sostituto procuratore Elisabetta Cenicola. Dovendosi fare indagini, chi guidava la vettura potrebbe essere chiamato a rispondere dell'incidente. Il magistrato ha già ascoltato Tomei e un addetto alla sala operativa della metro A, riservandosi ulteriori accertamenti e interrogatori.
Per ora si lavora sull'ipotesi di disastro colposo. Molto c'è da capire sulle ragioni dell'incidente. Come mai, in un tratto di circolazione a vista, con un rosso prudenziale e una velocità bassa, un treno è finito su un altro sventrandolo per tre metri? A questa domanda i macchinisti della metropolitana rispondono con una rivelazione. La vettura 311, quella dell'incidente, ebbe un problema ai freni in collaudo e sfondò un muretto del deposito di Osteria del Curato.
L'inchiesta tecnica, perciò, sarà importante quanto quella giudiziaria. L'ha ordinata il ministro dei trasporti Alessandro Bianchi, concedendo ai tecnici sessanta giorni di tempo per capire perché tutte le tecnologie di sicurezza installate nella metropolitana di Roma non abbiano funzionato.
Alla stessa domanda intende rispondere la procura che già ieri ha cominciato a interrogare persone informate sui fatti e ad acquisire tutta la documentazione audiovideo possibile. Sono state consegnate agli uomini di palazzo di giustizia i filmati delle registrazioni video captate dalle telecamere interne della fermata piazza Vittorio e quelle audio delle conversazioni fra il macchinista del treno impazzito e la sala di controllo della metro A.
Roma, intanto, organizza il lutto mentre cura i feriti. Domani, in occasione dei funerali di Alessandra Lisi, la trentenne studiosa di statistica morta nel'incidente, ci sarà lutto cittadino. Ieri il sindaco Walter Veltroni e il ministro dell'Università Fabio Mussi sono andati a trovare la famiglia della Lisi, pendolare della Ciociaria.
Hanno portato oltre la solo, la solidarietà del papa Benedetto XVI e dell'ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Migliorano intanto i feriti ricoverati l'altro giorno con prognosi riservata. Su 236 soccorsi, si era temuto per la vita di cinque persone. Tutte ieri hanno dato segni di miglioramento anche se le condizioni restano critiche. Soprattutto quelle di una turista giapponese, con un violento trauma addominale, e di un uomo con molteplici fratture anche se nessuna tale da mettere in pericolo la sopravvivenza.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it