Ferrovia. Tempi di percorrenza più lunghi giovedì e venerdì scorsi, coincidenze saltate
«Fa più paura una condanna a trent'anni di pendolarismo sulla tratta ferroviaria Avezzano-Roma che una pena equivalente da scontare in carcere». Con questo paradosso comincia il racconto di tre pendolari marsicani, da decenni alla ricerca del treno dei desideri. Esasperati dagli ultimi recenti disservizi, si abbandonano allo sfogo Giuseppe D'Ascanio (Avezzano), Daniele Luciani e Giovanni Rubeo (Tagliacozzo), rispettivamente da 28, 30 e 36 anni, in balìa delle «angherie» loro riservate da una linea ferroviaria dimenticata e malandata, destinata probabilmente a subire ancora chissà quanti altri imprevedibili rovesci. Non interpretano sé stessi, bensì denunciano il disagio dei numerosissimi compagni d'avventura, un migliaio, che giornalmente da diversi paesi della Marsica raggiungono Roma per motivi di lavoro, di studio o per altre ragioni. Giovedì e venerdì scorsi, gli ultimi inconvenienti. Giovedì il treno in partenza da Avezzano alle 7,04 con arrivo previsto alle 8,45 alla stazione di Roma-Termini, giunge a destinazione alle 10,10; venerdì lo stesso convoglio accumula più di mezz'ora di ritardo. Coincidenze saltate per altre destinazioni, permessi non retribuiti a saldo delle mancate prestazioni. Locomotori «zoppi», così vengono chiamate le macchine inefficienti dirottate su questa linea, carrozze scomode e sporche illustrano un quadro degradato e terzomondista. «Nel corso degli ultimi tre anni - denuncia Giuseppe D'Ascanio, dipendente della pubblica amministrazione -, sono stati soppressi dieci convogli, alcuni dei quali rimpiazzati da mezzi sostitutivi su gomma. Caso vuole, però, che se malauguratamente si perda l'ultimo treno in partenza da Roma per fare ritorno a casa, occorre raggiungere in pullman prima Tivoli e da Tivoli, cambiando mezzo, percorrere tutta la vecchia Tiburtina per giungere a destinazione ben oltre la mezzanotte». Tre ore all'andata, tre ore al ritorno. Sei ore, per scarsi duecento chilometri. Come trascorrere, senza soluzione di continuità, nell'arco di un anno, all'incirca due mesi sempre sul treno. Un assurdo al quale nessuno pare abbia intenzione di mettere mano, un assurdo che pone questa tratta a livelli di terzo mondo. Daniele Luciani, tecnico di una società specializzata in sistemi satellitari, colui che è riuscito a portare fino alla ribalta di «Report» difficoltà, malesseri e scomodità dei pendolari marsicani, mette in rilievo il problema del raggiungimento in orario del posto di lavoro. «Sono terrorizzato dai tagli prossimi venturi che si annunciano. Il nuovo orario ferroviario in fase di preparazione - sottolinea - prevede la partenza per Roma di un solo treno alle 6 del mattino. Questo significa che nessuno potrà mai giungere sul posto di lavoro all'ora stabilita. Quali serie conseguenze per i pendolari? Stupisce l'indifferenza delle istituzioni su problemi tanto seri quanto essenziali per gli interessi dell'intera regione». «Nella riunione dello scorso 7 ottobre svoltasi nella sede della Cm Marsica 1 sul tema della mobilità - afferma Giovanni Rubeo, tecnico dell'Acea - furono pronunciate dai politici tante belle parole. Ad esse non è seguito un solo fatto concreto, come l'impegno a ottimizzare gli orari e ad evitare nuovi tagli di corse da e per Roma».