ROMA - Un colpo di tale durezza non se l'aspettava. Ma questo conferma che la «strategia» golpista di Fini era stata concordata con l'Udc. Vogliono un governo di transizione, non semplicemente tecnico. Silvio Berlusconi non ci pensa a dimettersi, men che meno intende farsi «dettare l'agenda» di misure già concordate, il Fli deve avere il coraggio di votargli contro. Ma tutto deve avvenire in Parlamento, alla luce del sole. Ed avverrà su un prossimo provvedimento, probabilmente la legge di stabilità, il cui esame alla Camera è previsto per la prossima settimana. Che faranno i finiani, non voteranno le misure per dare solidità al Paese? Ma che cos'è cambiato dal 29 settembre quando il governo ha ottenuto la fiducia delle Camere? Ora teme la Lega, il suo silenzio e le sue mosse. In queste condizioni, sospetta il premier, punterà ad alzare la posta. Ormai, di fronte a un più che certo «logoramento» di Fini, il Cavaliere non vede altra soluzione che il ritorno alle urne in primavera.
Ma la domenica nera del premier, descritto come «furioso» dopo l'annuncio di Fini, si è trasformata in un «assedio» da parte di ministri, coordinatori. E' probabile che nelle prossime ore venga riconvocata una Direzione del Pdl. Martedì avrà luogo un incontro sulla Finanziaria, presieduto da Giulio Tremonti, con Pdl, Lega e Fli. Per ora la linea, è di seguire la prassi, sciogliendo la crisi nelle aule di Camera e Senato. Cicchitto e Bondi affermano che Fini si «assume una responsabilità gravissima», mentre per Quagliariello «è peggio della marcia su Roma. Gasparri e Cicchitto, i due capigruppo, accusano Fini di invocare «riti impropri», dal momento che è presidente della Camera. Osvaldo Napoli parla di «strategia del ricatto» da parte di un «presidente della Camera diventato capo partito». Anche Berlusconi con i fedelissimi è sembrato particolarmente irritato sulla questione. «E' un'anomalia» osserva, a sua volta, il ministro Altero Matteoli il quale si interroga sul fatto di come «Fini abbia parlato anche a nome dell'Udc».
Ma se il guanto di sfida è accettato dal Pdl, Berlusconi sta meditando sulle prossime mosse: vorrebbe toccare con mano quanti spiragli gli restano per andare avanti. Per valutare quante carte hanno in mano «gli avversari», ha in mente di favorire nuovi incontri con Fli e Udc. Teme un governo di transizione, non più tecnico, che potrebbe essere portato avanti, non tanto dal Pd, quanto dai centristi e dai finiani. Ma anche la Lega, con il candidato-premier Tremonti, potrebbe essere interessata a sostenerlo.
Gli scenari più prossimi riguardano il probabile ritiro della delegazione di ministri e sottosegretari finiani. Qualora accadesse questo, Berlusconi è pronto a chiedere la fiducia in Parlamento facendo uscire allo scoperto Fini. Altrimenti, per «provocare la crisi», c'è da aspettare al varco i finiani per il voto sulla finanziaria. Avverrà nella prossima settimana. Potranno dire no a una legge che sistema i conti dello Stato in un momento di grande crisi economica?