Soddisfatti i sindacati. Confindustria: "Accolti nostri punti"
ROMA - Accordo raggiunto sull'anticipo al 2007 della previdenza integrativa. E sulla destinazione del 50 per cento del Tfr all'Inps, solo per le aziende con più di 50 dipendenti. L'intesa - che riporta armonia tra governo e industriali dopo le polemiche dei giorni scorsi - è stata raggiunta oggi nel corso dell'incontro a Palazzo Chigi tra governo, sindacati e Confindustria. Secondo indiscrezioni lunedì sarebbe prevista la firma. Per il presidente del Consiglio, Romano Prodi, si tratta di "un'altra tappa nel percorso della concertazione e del dialogo verso una legge finanziaria al passo con le esigenze e le richieste di un Paese che deve ripartire". Soddisfatti i tre leader sindacali: "Una buona intesa, un accordo soddisfacente". Anche perché in questo modo "i lavoratori potranno scegliere liberamente".
Prodi: "Temi centrali per impianto manovra". Quelli del tfr e della previdenza integrativa sono "temi centrali per l'impianto della manovra e per le scelte di fondo della politica di governo - sostiene Prodi - ancora una volta, con i fatti, il governo dimostra che l'Italia può ottenere quei risultati che da troppo tempo le mancano. Accordi come quello di oggi rappresentano dunque un segnale forte, e non solo simbolico".
Padoa Schioppa: "Accordo storico". Il ministro dell'Economia ha dichiarato - in un'intervista al Tg1 - che quello di oggi è "un accordo storico che chiude un problema aperto da dieci anni, molto importante per la futura pensione dei giovani di oggi". C'è "totale accordo - ha concluso - con Confidustria e sindacati".
I contenuti dell'accordo. Riguarda la destinazione del Tfr dei lavoratori che sceglieranno di non affidarlo alla previdenza integrativa. Le imprese fino a 50 dipendenti saranno esentate completamente dal trasferimento del 50% del Tfr inoptato all'Inps. Mentre quelle sopra ai 50 dovranno trasferirne il 100%. In questo caso i soldi resteranno all'Inps "per un periodo transitorio da definire". Lo hanno reso noto, al termine dell'incontro, i leader di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.
I tempi. Come preannunciato dal ministro del Lavoro Cesare Damiano, la riforma della previdenza integrativa, quella che porta il nome di Roberto Maroni e si basa sull'uso del trattamento di fine rapporto, partirà dal 1 gennaio 2007, ovvero un anno prima di quanto stabilito dal governo Berlusconi. Da gennaio al 30 giugno, come previsto dalla legge, sarà in vigore il meccanismo del silenzio-assenso per i lavoratori che non sceglieranno alcuna destinazione per il loro tfr. I sindacati hanno chiesto al governo un trattamento fiscale in discesa rispetto all'attuale 11%. Il ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, riferisce sempre Epifani, si è impegnato a valutare la cosa.
Anticipo previdenza complementare. Angeletti ha spiegato che il governo dovrà varare un decreto per anticipare a gennaio l'avvio della previdenza complementare. Serve, ha spiegato il sindacalista, "per modificare gli statuti dei fondi pensione" per renderli adatti ad accogliere il Tfr di chi vi confluirà attraverso il silenzio assenso, in vigore per i primi sei mesi di applicazione della legge Maroni (dal 1 gennaio al 30 giugno 2007).
Accolti i punti degli industriali. Confindustria, nel corso dell'incontro, ha chiesto al governo che il trasferimento del Tfr "inoptato" all'Inps valga solo per le imprese con più di 50 dipendenti e che la norma sia transitoria. Lo ha spiegato il direttore generale Maurizio Beretta aggiungendo che Confindustria ha chiesto che ci siano delle "compensazioni" per le imprese che rinunceranno al Tfr come fonte di finanziamento perché indirizzato ai fondi, ma anche per quelle che lo trasferiscono "in via forzosa" all'Inps. Secondo Beretta quello di oggi è "un gentlemen agreement": "Non c'è nulla di firmato, il ministro dell'Economia Padoa Schioppa ha accolto le nostre preoccupazioni e si è detto pronto a lavorare per definire i possibili meccanismi di attuazione di questi principi".