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Pescara, 15/04/2026
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Data: 09/11/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Fini: risposta entro domani o giovedì lasciamo l'esecutivo

Bocchino: la crisi già è in corso, ma voteremo la legge di stabilità

ROMA - Un nemico giurato, come Francesco Storace, ironizza e punzecchia: «All'ufficio postale di Palazzo Chigi, non sono ancora arrivate lettere di dimissioni di ministri e sottoministri di Fini. Messinscena?». Macchè. Le lettere sono pronte e «la crisi già c'è», come dice Italo Bocchino. Ma le 48 ore che da Perugia i finiani avevano dato a Berlusconi - «Neanche alle cameriere viene dato un preavviso di licenziamento di 48 ore», finge di scherzare il Cavaliere - dovrebbero scadere oggi, ma si prolungheranno ancora un po'. Ieri Fini, parlando con Bocchino e con altri maggiorenti di Futuro e Libertà nel day after della convention da loro definita «trionfale» e «perfetta», ha indicato questo percorso per la fine del governo berlusconiano. «Il premier ha appena visto la Lega - così ha ragionato il presidente della Camera - e martedì (oggi, ndr) vedrà quelli del suo partito. Quindi, entro mercoledì, dovrebbe arrivare la risposta alla nostra richiesta di dimissioni, di apertura della crisi e di ridefinizione dell'agenda, del programma di governo, della natura e della composizione dell'esecutivo». E se Berlusconi non risponde o risponde picche? I finiani - il cui condottiero oggi è in visita in Romania - dovrebbero vedersi giovedì e in quella sede annunceranno l'uscita dal governo.
L'ora X sarà insomma a metà settimana. Dopo di che - osservano i colonnelli di Gianfranco - il pallino starà nelle mani di Berlusconi e di Napolitano. Il primo vorrebbe cucinare un rimpasto fast food - al posto dei cinque finiani altri cinque ingressi - senza neppure passare dal Quirinale, cioè non aprendo alcuna crisi, imitando quanto fece nel 1990 Andreotti. Il quale rimpiazzò sic et simpliciter cinque ministri della sinistra Dc, dimissionari dopo la fiducia alla legge Mammì. Ma i finiani sono convinti che Napolitano non consentirà un restyling del governo, senza che poi il nuovo governo vada in Parlamento a ottenere i voti di fiducia. Quindi? Il Berlusconi rimpastato dovrà presentarsi alle Camere, e in quella sede Futuro e Libertà gli concederà al massimo un appoggio esterno. Dopo di che, il Vietnam in cui il Cavaliere verrà calato funzionerà così. Su certe leggi, per esempio quella dell'università o sulla manovra (per la quale «va evitato lo scontro politico» in ossequio ai voleri del Colle), i futuristi voteranno con il governo. Su altre, in primis la giustizia, mani liberissime contro il Cavaliere «se sceglie di stare asserragliato a Palazzo Chigi» (Bocchino). E se il Pd (ma, nel caso, i tempi saranno piuttosto lunghi) presenterà davvero una mozione di sfiducia contro Bondi, per la vicenda Pompei a causa della quale «Napolitano è molto irritato», fanno notare i finiani, Fli potrebbe essere tentata di votarla insieme alle opposizioni.
Intanto, l'ex ministro Lunardi fa sapere di non aver mai parlato con Bocchino di una sua eventuale adesione a Fli. Al Senato, però, le truppe gianfranchiste possono contare su un probabile nuovo arrivo (sarebbe l'undicesimo): Piergiorgio Massidda, un sardo, vicino a Pisanu. E sempre a Palazzo Madama, il capogruppo di Fli, Pasquale Viespoli, fa un ragionamento ancora improntato alla speranza che non crolli tutto. «Finora - osserva Viespoli - Berlusconi non ha risposto alle proposte di Fini. Ma credo che quelle proposte, in nome di un vero rilancio che dia senso e portata fortemente riformistica alla legislatura, siano ragionevoli e accettabili: sia in fatto di questione sociale sia in materia istituzionale a cominciare dal Senato federale e dalla legge elettorale». E un altro finiano, Enzo Raisi: «Il premier dovrebbe fare un Berlusconi bis con dentro l'Udc e un patto di legislatura sui temi e i contenuti che noi abbiamo proposto e sui quali può benissimo convenire». Se così non sarà, la dead line di metà settimana è pronta e, dopo, può accadere di tutto.

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