ROMA. «La democrazia è in pericolo perché se tu ti poni contro certi poteri, contro questo governo, quello che ti aspetta è un attacco della macchina del fango. Allora prima di criticare ci pensi un po', e quando questo accade inizia a incrinarsi la libertà». È con questo allarme che Roberto Saviano apre «Vieni via con me», il programma che lo scrittore ha pensato e costruito con Fabio Fazio.
Un allarme accompagnato da un monito: «Chi pensa come la Lega che spaccare il Paese sia un modo per renderlo più forte dice un'idiozia».
Ma a illuminare lo studio di RaiTre è soprattutto il talento di Roberto Benigni, che dopo le polemiche sui costi della produzione partecipa gratuitamente: «A Masi dico: anche tu non prendere lo stipendio. Sarebbe vergognoso, se poi non paghi gli ospiti» fa il premio Oscar al direttore generale della Rai. È il premier Silvio Berlusconi, dopo il caso Ruby, il principale oggetto della sua ironia: «Ha detto che quello che è successo è una vendetta della mafia: ma allora la mafia ha cambiato stile. Prima ti ammazzavano, ora ti mettono due diciottenni nel letto, che terrore». Poi rivolto al segretario del Pd: «Bersani dice: Berlusconi non si batte così, ma politicamente. Quindi bisogna beccarlo con una minorenne del Pd? Oppure con la Bindi: Rosy, sacrificati per il partito. Dai una foto a Fede e dici che sei maggiorenne. Se arriva la polizia gli dici che sei la suocera di Zapatero». Infine un messaggio al boss dei Casalesi: «Tu hai la pistola, lui la biro. Schiavone, scrivi un libro».
Poi lo scrittore torna a raccontare il meccanismo che attraverso «dossier, giornalisti conniventi e politici faccendieri» punta a delegittimare i rivali. Come accadde a Giovanni Falcone, che nonostante le accuse di «carrierismo», non si riuscì a fermare se non con il tritolo. Una «macchina» costruita per diffamare a partire da un dettaglio della vita privata, dice Saviano, messa in moto contro Gianframco Fini, «intimidito», e contro l'ex direttore di Avvenire Dino Boffo e il governatore della Campania Stefano Caldoro, «accusati» di omosessualità: «Il meccanismo è poter dire: siamo tutti uguali». Una trasmissione che è un lungo racconto, costruito attorno a una serie di elenchi: come quelli che aprono la prima puntata, letti da una precaria (i suoi lavori), una suora (le ragioni per costruire una moschea a Torino), un'attrice, Angela Finocchiaro (le speranze di un'anziana di vedere «un'Italia più giusta»). Fino a quello di Fabio Fazio, che indica uno dopo l'altro i nomi delle prostitute nell'antica Pompei, dalle forarie alle bastuarie, sino alle delicate e famose, «colte e di classe, che spesso si prostituivano per influenzare la politica attraverso i loro potenti clienti. Poi venne l'eruzione e Pompei crollò e quel crollo» conclude, «continua ancora oggi». Assieme agli autori, gente comune e super-ospiti come il maestro Claudio Abbado e il governatore della Puglia Nichi Vendola, a cui viene affidata la lettura delle infinite definizioni di omosessuale.