SOS ECONOMIA L'associazione degli imprenditori lancia l'allarme Dal 2008 disoccupati aumentati del 7 per cento
CHIETI. Aziende che chiudono, numero di occupati che scende con un meno 7 per cento (secondo semestre 2010) rispetto al 2008. La situazione economico finanziaria dell'Abruzzo, primo semestre 2010, è ancora molto negativa. E' quindi necessario aprire un confronto con il Governo nazionale per aprire una «vertenza Abruzzo» anche in previsione del processo federalista. E' il sunto dell'incontro sull'indagine semestrale di Confindustria Abruzzo che si è tenuto nella sede di Chieti. La crisi è mondiale, dove l'Italia sta dietro a Ruanda, Ghana e Porto Rico, afferma il consigliere incaricato Centro studi di Confindustria Abruzzo Silvano Pagliuca, dove l'Abruzzo è tra le regioni maggiormente colpite. Lo dice l'indagine semestrale del Centro studi Confindustria regionale. Il rapporto, ieri riferito da uno dei tre autori, il professor Luciano Fratocchi dell'università dell'Aquila, delinea un quadro drammatico. Una situazione congiunturale confermata dal professor Giuseppe Mauro della facoltà di economia della D'Annunzio.
La situazione di crisi del tessuto economico abruzzese è chiaramente sintetizzata dal dato relativo alla demografia delle imprese che evidenzia la scomparsa di oltre 280 imprese nei tre settori tradizionalmente manifatturieri e di oltre 320 con riferimento alle sole aziende industriali.
Trend negativo del numero di occupati, scesi da 521 mila unità nel primo trimestre 2008 a 435 mila alla fine del secondo trimestre 2010 con una perdita complessiva di quasi il 7%.
«Solo la politica non è in crisi», dice l'assessore regionale alle attività produttive Alfredo Castiglione «con i suoi costi che aumentano, la permanenza di enti inutili, la burocrazia asfissiante e aziende che chiudono. Qui in Abruzzo manca una sinergia tra le istituzioni e le imprese». L'assessore del Pdl, che approfitta dell'occasione per smentire il suo passaggio al nuovo partito di Fini, dice che per uscire dalla crisi è ncessario sbloccare i masterplan, i fondi Fas, fare accordi di programma quadro, attuare la zona franca e rifinanziare la cassa integrazione. «Per fare questo occorre istituire un tavolo paritetico».
«Riduzione, sia nella sanità che in quello dei trasporti, della spesa pubblica improduttiva, avvio dei cantieri relativi alle infrastrutture già programmate e progettazione di nuove, sia per fornire effetti benefici in temi di miglioramento della dotazione infrastrutturale sia per ridare fiato all'economia locale con immediate ripercussioni sull'occupazione e sulla creazione di ricchezza». Sono queste le richieste di Confindustria alla Regione. «Per le zone colpite dal sisma occorre attivare delle procedure amministrative speciali», dice Paolo Primavera presidente Confindustria della provincia di Chieti e vicepresidente Confidustria Abruzzo, «per accelerare la ricostruzione. Non si tratta solo di una ricostruzione materiale, ma anche urbanistica e sociale». Paolo Primavera chiede speficamente al presidente Gianni Chiodi di lasciare gli incarichi di commissario per la ricostruzione e della sanità per tornare a fare il governatore a tempo pieno e propone di affidare il primo incarico a Guido Bertolaso «che tra qualche giorno andrà in pensione da capo della protezione civile. Uomo capace e di grande esperienza nel settore. Così il presidente potrà tornare a occuparsi della «Vertenza Abruzzo». Non si è fatta attendere la risposta di Chiodi. «Il governo nazionale ha grosse difficoltà in materia di risorse, e questo inevitabilmente si ripercuote anche a livello locale. Nonostante tutto», ha detto presidente Chiodi, «la Regione si sta prodigando da tempo per venire incontro alle difficoltà oggettive, sostenendo i progetti di ricostruzione e di rilancio dell'Aquila, considerando che gli effetti della crisi internazionale sono stati pesanti per tutti. Sull'occupazione», ha concluso il governatore, «i primi effetti positivi potrebbero vedersi entro un anno».