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Data: 10/11/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Berlusconi, il giorno dei fischi. Contestato a Padova e L'Aquila, il governo battuto tre volte alla Camera

Berlusconi, nuova sfilata di promesse. Premi Protezione civile. Discorso col foglietto: ecco, i soldi ci sono. Mantengo la parola e pago le tasse

Cialente snobbato alla caserma della Finanza, salta il faccia a faccia

L'AQUILA. Pago le tasse, mantengo la parola, ben rappresento il popolo italiano. Quei pochi aquilani presenti ai 35 gradi dell'auditorium della Finanza vorrebbero sentir parlare, forse, di ricostruzione che non c'è. Verranno esentati solo dall'ascolto delle barzellette, confinate al dopo-cerimonia sul palco. Il premier, tra un elogio e un sorriso, personalizza pure la premiazione di forze dell'ordine e associazioni. Il premiante si premia. Evitato il confronto con la gente e coi sindaci, Cialente in testa, della trasferta numero 27 di Berlusconi nel cratere resta la foto con la maglietta da rugby.
«Finché ci sono i carabinieri ci sarà democrazia: siete i più amati dagli italiani. Eppoi, caro generale, che bel Carosello che avete fatto. Uno sfoggio di abilità che ha umiliato la squadra dei cavalieri libici. La Finanza? Stare qui ospiti del G8 ci ha avvicinato di più a loro, che sono quelli che fanno pagare le tasse. Se tutti le pagassero, pagheremmo tutti un po' meno e lo dico io, che sono il primo contribuente italiano». Annuisce l'abruzzese Nino Di Paolo comandante generale della Finanza, tra i premiati. Si dovrebbe parlare di ricostruzione, ma di fronte alla platea amica dell'auditorium della Finanza, inzeppato, sì, di volontari e di divise che pure magari si sporcarono di polvere, quella maledetta notte, ma anche di alte uniformi linde e pinte di giovanissimi allievi marescialli tutti inquadrati e plaudenti, Berlusconi dedica appena un passaggio ai problemi aquilani ancora tutti sul tappeto.
NIENTE CONFRONTO. Niente giri nel progetto Case, oggi. Niente tagli di nastri tra sventolio di tricolori. Niente allenamento del rugby, sua nuova passione, ché fuori piove pure a dirotto. E il piazzale di Centi Colella è allagato, ma è così da una vita. Pioggia che, in centro, finisce di sgretolare il poco che è rimasto in piedi. Niente confronto con la gente, tenuta lontana chilometri da una caserma trasformata in una sorta di zona rossa di periferia. Niente udienza al sindaco Massimo Cialente che stavolta, per l'occasione, si rimette pure la fascia ma alla fine è costretto a inseguire di corsa il premier per dirgli all'orecchio di quei quattro o cinque macigni che proprio non riesce a sollevare, da solo. Berlusconi ringrazia tutti (pure l'arcivescovo che non c'è) e si ringrazia nel corso della consegna delle benemerenze ai rappresentanti dei corpi che hanno operato nella fase dell'emergenza. L'esordio è da brividi. Nella città dei trecento morti saluta così: «Torno dal Veneto, dove siamo tornati quasi alla normalità in tempi brevissimi». Normalità che, almeno all'Aquila, manca da 19 mesi.
LE TASSE. Dopo il presidente-operaio e il presidente-costruttore, fa il suo esordio il presidente-contribuente. Saranno forse le divise verdi a dargli l'ispirazione, che eccolo partire in un elogio ai finanzieri. E a chi paga le tasse. «Auspico che la lotta all'evasione continui ad avere nella Guardia di Finanza un punto di forza. Se riusciremo a ridurre la pressione fiscale tutti noi onesti pagatori di tasse ne potremmo pagare un po' meno». Nessun accenno al fatto che le tasse, gli aquilani, ricominciano a pagarle per primi.
CIALENTE. «Cercheremo di essere degni del vostro impegno, non vi scorderemo mai», dice Cialente rivolto a tutti coloro che in questi mesi hanno lavorato per l'emergenza e la ricostruzione. «Parlo cercando di interpretare il pensiero degli altri sindaci del cratere. Ringraziamo il sistema di Protezione civile, è stata per me un'emozione rivedere tutte queste persone alle quali gli aquilani devono essere grati». Cialente indirizza «un grande in bocca al lupo» al capo della Protezione civile Guido Bertolaso (stavolta piuttosto defilato) che il 29 gennaio, su questo stesso palco, fu nominato ministro e che ora, invece, è alle soglie della pensione. Il prefetto Franco Gabrielli, candidato alla successione, dice: «Aspettiamo le decisioni del governo».
IL FOGLIETTO. «In una giornata che, per certi versi, anche se meno tragici, mi ricorda quanto è successo qui in Abruzzo, lo Stato ha dimostrato ancora una volta di essere capace di fare lo Stato. Anche in Veneto», argomenta il premier, «com'è successo in Abruzzo, l'Italia ha risposto in poche ore. In poche ore cinquemila tra forze dell'ordine e volontari sono giunti per aiutare le popolazioni. Ancora una volta l'Italia, attraverso il suo governo, ha saputo dare una risposta». Poi, quando promette soldi per l'alluvione, c'è chi vede allontanarsi quelli della ricostruzione dell'Aquila. Ma Berlusconi tira fuori un foglietto e declama: «Qui c'è stata una prova dolorosa: promisi che il governo sarebbe stato vicino all'Abruzzo e credo di aver mantenuto la parola. Per rispondere all'emergenza sono stati messi a disposizione 14 miliardi e 767 milioni che hanno consentito di fare interventi immediati e di costruire case in tempi mai visti al mondo». Di questi fondi, aggiunge il Cavaliere, «ci sono oggi disponibili per i sindaci dei comuni del cratere e per il commissario Chiodi 3 miliardi e 48 milioni. Ci sono diecimila cantieri aperti». Non un cenno uno al centro storico e alle previsioni per rifarlo: cinque, dieci, vent'anni. «Tocca ai sindaci», ribadisce. «Lo Stato ha fatto il proprio dovere mettendo a disposizione i fondi».
SOLO I POMPIERI. Se ci fosse l'applausometro andrebbe in tilt adesso che il premier, a metà cerimonia, chiama sul palco i vertici dei vigili del fuoco. Tutti in piedi a battere le mani ai pompieri, gli angeli del terremoto. «Vi ringrazio per il vostro coraggio: avete fatto cose miracolose». Stesse parole d'affetto per gli alpini: «Nei vostri confronti ho sempre una forte commozione, siete come i sacerdoti e cioè quando uno lo diventa lo è a vita. Qui in Abruzzo si sono dati il cambio in 70mila». Il premier, infine, sottolinea più volte come tutta l'Italia sia stata vicina agli abruzzesi e abbia dato il proprio contributo durante l'emergenza. «Anche nel dolore ho letto sempre la vostra stragrande dignità».
TRAMONTI. «Credo di aver degnamente rappresentato il popolo italiano, che si è stretto attorno a voi e credo che queste cose facciano bene alla nazione». Infine il grazie alle Regioni che hanno inviato contributi: «Ognuna di loro ha fatto dei gesti di grande generosità e questo dimostra che il Paese è unito». Quindi, in tema di tramonti, la chiusura malinconica con la citazione da Pascoli («La mia sera»): «La nube nel giorno più nera fu quella che vedo più rosa nell'ultima sera». «Mi è venuta in mente questa mattina». Fuori è già notte e piove, altro che tramonti. Alla rotatoria sulla statale 80 c'è ancora gente zuppa d'acqua quando, direzione Roma, sfreccia senza ripensamenti il corteo presidenziale.

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