L'AQUILA - Un martedì nero così, non l'avrebbe previsto fino all'anno scorso. Solo un anno fa, Silvio Berlusconi transitava con il sorriso su questa strada costeggiata da fienili diroccati, qualche capra, e poi le sagome grigiastre delle mura che cingono la caserma della Guardia di Finanza a Coppito. Ma si sa, il barometro politico cambia presto. Gli aquilani si sono legati al dito tante promesse. Il resto l'hanno fatto i residui della paralisi romana.
E ieri un centinaio di manifestanti ha allineato 5 o 6 carriole con dentro mattoni e ruderi ed ha steso striscioni, il più eloquente dei quali, «Tu bunga bunga, noi macerie». A trattenerli c'erano tante forze dell'ordine. Non sono riusciti ad avanzare fino al luogo in cui il premier ha dato una medaglia a carabinieri, finanzieri che si sono prodigati nei soccorsi del terremoti. Poi, nell'Auditorium della Casera, che ospitò Obama e altri grandi della terra, Berlusconi ha esclamato, forse cercando comprensione: in Abruzzo «lo Stato ha mantenuto la parola. Io, credo di aver rappresentato degnamente il popolo italiano, che si è stretto attorno a voi».
Ma in mattinata, quando il premier è volato in Veneto, dove c'è stato un alluvione, in compagnia del «negoziatore» Bossi, qualche frangia di popolo si è stretta intorno a lui (anche se a distanza). Gli animi si sono scaldati a Padova e Vicenza. Proprio qui, una cinquantina di esponenti di «No dal Molin» ha scandito slogan contro il premier. Poi quei giovani dei centri sociali ha esultato per aver impedito al Cavaliere e al Senatùr di compiere «la loro passerella nei luoghi» invasi dalle acque. A Padova, in piazza Antenore, davanti alla Prefettura, altri 300 o 400 giovani del Pd e dei centri sociali (precari, studenti e cittadini qualsiasi) si sono messi a gridare contro il premier, invitandolo alle «dimissioni». Altri lo hanno insultato, «mafioso, mafioso». Hanno sventolato il tricolore e scandito slogans, ricordando un altro caso escort, quello di Ruby. L'assessore comunale all'ambiente, Alessandro Zan, alzava un cartello: «Sono anni che Ruby, adesso aiuta noi alluvionati». Poi c'è stato il lancio di un fumogeno che ha sfiorato i cronisti e colpito un agente di polizia, che ha riportato ferite lievi. Lo hanno medicato all'ospedale per una ustione alla gamba, prognosi di 5 giorni. Ma alla fine Bossi e Berlusconi hanno rinunciato alla conferenza stampa con i giornalisti.
All'Aquila la protesta, punteggiata di momenti di folclore, con il lancio di coriandoli, non è durata molto tempo. Dapprima i manifestanti hanno spinto le carriole con i mattoni, poi hanno esposto vari striscioni. Se quello sul «Tu Bunga bunga, noi macerie» è stato il più simbolico, altri erano ispirati alla più accesa contestazione berlusconiana, come «Processo breve per lui, ricostruzione lenta per noi», ma anche «Basta cricche d'affari» sull'inchiesta del G8. Su tutti dominava un maxi cartello, «Macerie di democrazia, 20 novembre, l'Aquila chiama Italia» per rammentare una manifestazione di protesta. Se cittadini aquilani manifestano in strada per i ritardi del governo, all'interno della caserma Coppito, Berlusconi ha voluto accennare di essere «il primo contribuente italiano» per le tasse. «Se non riusciamo a ridurre la pressione complessiva potrà esserci una minore pressione fiscale per noi pagatori onesti delle tasse, grazie alla lotta all'evasione portata avanti per merito della Guardia di Finanza».